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IMPORTANTE
20 Marzo 2007: il gioco riapre oggi ufficialmente dopo
uno hiatus durato qualche mese! Bentornati sull'isola!
PREVIOUSLY ON LOST...
Cosa è successo finora?
Dopo aver tentato di fuggire a bordo della zattera e dopo
l’incontro in mare con gli “Altri”, Sawyer
e Jin si ritrovano di nuovo naufraghi dall’altra parte
dell’isola, mentre Michael riesce a raggiungere l’accampamento
sulla spiaggia, senza riuscire a darsi pace per il rapimento
del figlio.
Nel tentare di raggiungere Jack e gli altri, Sawyer e Jin
si imbattono in quella che sembrerebbe essere un’altra
botola.
Jack, Kate, Hurley e Locke sono riusciti ad aprire il portellone
della botola, ma proprio mentre Kate, con grande disappunto
di Jack, sta per calarsi al suo interno, sono tutti costretti
a scappare, presi dal panico a causa degli strani sussurri
che si sentono sull’isola. L’unico che rimane
impassibile è Locke, deciso ad entrare nella botola
e scoprirne i suoi segreti, ma Jack sembra intenzionato
a fermarlo.
Sawyer e Jin riescono ad entrare nella seconda botola e
camminando per il complicato labirinto di corridoi che si
trova al suo interno, trovano ad un tratto Locke svenuto
a terra: le due botole sono quindi collegate! Non riuscendo
a svegliarlo, decidono di trasportarlo all’esterno
e una volta fuori, dopo ore di cammino attraverso la giungla,
trovano finalmente Jack e Kate.
Il gruppo torna così all’accampamento e Shannon
sembra decisa a vendicarsi per quanto successo al fratellastro,
tentando di uccidere quello che da molti è ritenuto
il responsabile della morte del ragazzo, Locke. Sayid però
riesce prontamente a fermarla.
Locke dice di non ricordare ciò che ha visto nella
botola, ma Jack è sempre più convinto che
l’uomo stia mentendo.
Locke dà un unguento a Sawyer, dicendogli che lo
aiuterà a guarire dalla ferita alla spalla contratta
durante lo scontro in mare con gli “Altri”.
In realtà quell’unguento produrrà nelle
visioni nella mente di Sawyer, che si convincerà
così di aver incontrato un certo Flint all’interno
della botola.
Sayid ha trovato uno degli “Altri” nella foresta
ed è riuscito a farlo prigioniero. L’uomo sembra
chiamarsi proprio Flint, John dice di averlo incontrato
nella botola, ma tutto lascia supporre che i due si conoscessero
già da tempo e che condividano uno strano piano di
cui Locke sembra essere il capo.
D’un tratto si sentono due colpi di pistola provenire
dalla giungla: Locke ha sparato ad un certo Demien, probabilmente
uno degli “Altri”, uccidendolo. Dai discorsi
che i due hanno fatto prima che Demien venisse ucciso, sembra
che anche lui facesse parte del misterioso piano di Locke.
Subito dopo Flint viene condotto nella foresta per essere
interrogato da Sayid.
Charlie intanto cerca di resistere al richiamo dell’eroina
trovata in mezzo alla foresta, nascondendo le statuette
nella sua tenda.
Shannon, pensando di non essere vista, si introduce nella
tenda di Charlie, rubando la statuetta contenente l’eroina,
riprendendo a drogarsi per stare meglio, come aveva già
fatto qualche volta prima di ritrovarsi sull’isola,
ma subito viene scoperta da Sayid.
Charlie si accorge del furto subito e il suo primo pensiero
va a Claire. Se dovesse venire a conoscenza del suo passato,
probabilmente non vorrà più avere niente a
che fare con lui.
Claire nota lo strano comportamento di Charlie e capisce
che il ragazzo le sta nascondendo qualcosa.
Shannon, sotto l’effetto dell’eroina, si abbandona
ad una notte di passione con Sawyer, prima e con Charlie,
poi, dopo aver riportato il secondo sulla strada della droga.
Ora l’obiettivo della ragazza è capire dove
è nascosto l’aereo con le statuette. Charlie
non sembra intenzionato a dirglielo, non vuole che la ragazza
si rovini la vita come ha fatto lui in passato. Per questo
Shannon decide di partire per una solitaria spedizione nella
giungla, subito dopo aver lasciato intuire a Claire quello
che c’è stato tra lei e Charlie.
Shannon viene ritrovata nella foresta da Sayid, priva di
sensi e viene portata da Jack…
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STATS
• Aperto: 25 maggio 2006
• Riaperto: 20 Marzo 2007 • Owners: Sawyer
& Charlie • Members:
7
• Ultimo iscritto: Sun Kwon
• Visite: *loading* PER INIZIARE
Il gioco prevede la scelta di uno dei personaggi presenti nel telefilm
LOST e l'interpretazione di esso tramite pagine di diario. In questo
gioco si interpretano personaggi adulti, alle prese con situazioni
che possono risultare crude o comunque "adulte": ricordatelo
prima di iscrivervi. Il gioco deve quindi rispettare la realtà
del telefilm in tutti i suoi aspetti, nei comportamenti e nelle
situazioni.
Il gioco si ambienta alla fine della prima stagione del
telefilm, è possibile utilizzare anche i personaggi apparsi
nella seconda stagione ma non si tiene conto di eventuali morti
o avvenimenti nel corso di questa. Giochiamo per inventare nuove
trame: non copiamo quelle del telefilm!.
I POST
Per non scombinare i caratteri del layout prima di postare copiate
i vostri post sul blocco note e dopo fate copia e incolla
da lì su splinder. I post vanno scritti in carattere normale
mentre per i flashback, e solo per i flashback, va usato il
corsivo. Rispettate queste due piccole precisazioni, renderete
più semplice agli altri capire i vostri post e li renderete
uguali a quelli degli altri!
PER ISCRIVERSI
Per effettuare l'iscrizione segui queste semplici operazioni:
1. Verifica nella colonna di destra che il personaggio
che vuoi richiedere sia libero (una volta esauriti i personaggi
principali sarà possibile iscriversi con personaggi inventati)
2. Per ottenere il personaggio dovrai stilare
un semplice diario di prova, anche di poche righe (magari non proprio
due, dimostrateci che sapete scrivere!) e inviarcelo.
[ Naturalmente, quello scritto nel diario, non deve necessariamente
essere collegato a quello accaduto nel GdB ]
3. Una volta pronto il diario inviaci una e-mail
compilando i seguenti campi:
Nome:
Personaggio Scelto:
Diario di Prova:
Indirizzo e-mail:
Chi attacca?: (regole...)
Una volta inviato il Diario riceverai al più presto una
mail in cui saprai se sarai stato accettato o meno!
REGOLE
1. E' obbligatorio che vi creiate un account su
Splinder
con il nome del personaggio che avete scelto. Questo non è
un "normale" blog quindi non potete postare con i nick
soliti.
2. Dopo essere stati accettati avete una settimana
di tempo per scrivere il vostro primo post. Le persone che entro
una settimana massimo non faranno avere notizie riguardo la loro
iscrizione al blog et similia verranno nuovamente private del personaggio,
per correttezza nei confronti di altri che potrebbero voler partecipare.
3. Non è possibile inizialmente scegliere
più di un personaggio alla volta. Sarà possibile richiederne
un secondo solo dopo un mese dalla prima iscrizione, e la decisione
sarà comunque rimessa allo staff!
4. Questo è' un blog di tipo descrittivo,
pertanto se non vi piace scrivere è perfettamente inutile
entriate a farne parte, e per scrivere si intende qualcosa di più
che qualche riga buttata lì apposta per tenersi il personaggio,
create situazioni, interagite con i personaggi, fateci sapere che
siete attivi e che volete davvero partecipare!
5. Solo i personaggi non in grassetto sono disponibili.
Chiunque farà richiesta per personaggi già in uso
verrà ignorato.
6. Gli altri giocatori non sono a conoscenza di
ciò che gli altri sopravvissuti scrivono sui loro diari (a
meno che non venga espressamente segnalato da qualcuno il contrario)
7. E' buona norma cercare di leggere i pensieri
dei compagni per tenersi aggiornati su ciò che succede (se
per esempio in un post Jack scrivesse di aver dato un pugno a Sawyer,
quest'ultimo potrà scrivere sul suo diario di essere furioso
per quell'evento, di volersi vendicare ecc... ecc...) Interagendo
insieme ci si diverte sicuramente di più ^_^
8. La questione temporale...direi che il gioco
è ambientato alla fine della prima serie di LOST
9. Chiunque decida di iscriversi dovrà
compilare l'email di richiesta in sua parte ed allegare un file
.txt o .doc contenente una pagina di diario inventata di prova.
10. Chiunque dovesse avere dei problemi (limitazioni
nell'uso del pc o altro) può tranquillamente dirlo: non verrete
obbligati a scrivere in continuazione se non ne avete modo, ma non
verrà tollerata la presenza di chi non risponde nemmeno alla
prima delle mail, non da conferma di voler partecipare, non si registra
su Splinder, ecc... ecc...
11. Tutti gli iscritti che giocano con i personaggi
già presenti nel Telefilm dovranno avere la maggior coerenza
possibile l'allineamento che questi hanno nella serie, senza snaturarli;
così non è invece per gli eventuali personaggi inventati.
12. Sarà possibile proporre, se lo si vuole,
trame generali da portare avanti in gioco con gli altri compagni.
Potete inviarle al mio indirizzo mail. Non vi è un numero
massimo di trame da inviare, chiunque ne abbia in mente può
scriverne quante ne vuole. Possibilmente le trame devono riguardare
tutti i sopravvissuti, o comunque il maggior numero possibile. Chiunque
può parteciparvi, sul forum verranno annunciate le date in
cui si faranno le giocate, questo per evitare che pochi sfortunati
si ritrovino esclusi dagli avvenimenti in gdr on. In caso servisse
sarà possibile istituire un Master Fati che coordini lo svolgimento
del gioco.
13. I membri che cambiano personaggio dovranno
sostenere una prova per farlo, come per i nuovi iscritti. In caso
di mancato superamento, potranno restare comunque in possesso del
loro personaggio primario.
14. E' necessario postare almeno una volta ogni
40 giorni affinchè il personaggio non venga rimosso dalla
lista dei membri. Come già riportato più sopra, chi
avesse problemi nell'uso del pc può avvisarmi via mail. I
personaggi che non daranno notizie e "spariranno" dal
blog per un lasso di tempo superiore ai 40 giorni, verranno automaticamente
rimossi.
15. Per rispetto alla sensibilità altrui
è gradito evitare scene di cattivo gusto, pedofilia e pornografia.
In questo gioco tuttavia si interpretano personaggi adulti e tra
l'altro in una situazione non proprio normale, possono quindi esserci
nelle pagine scritte situazioni forti o descrizioni molto realistiche,
è necessario valutare questo prima di iscriversi.
16. Alla Domanda "Chi attacca?" nel
form per l'iscrizione dovete rispondere "L'orso Polare"
per dimostrare che avete letto tutto il regolamento! |
sabato, 12 maggio 2007 |
postato da SunKwon
| commenti (4)
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Cammino avanti e indietro, del tutto incapace di stare ferma e calmarmi. Al mio fianco, seduta a terra, Rose mi segue con lo sguardo e ha un sorriso appena accennato in volto, forse un sorriso divertito. Claire, in lontananza, esce dalla sua tenda e sbircia nella nostra direzione, mentre probabilmente il piccolo riposa, ma so che non è noi che sta cercando, non è noi che ha interesse a vedere.
Faccio di no con la testa ricambiando il suo sguardo, e lei risponde con un cenno di assenso prima di infilarsi nuovamente nella tenda.
Non so se sia preoccupata per Shannon o semplicemente curiosa, ma qui un po' tutti ci stiamo chiedendo cosa succederà, da quando Jack e Sayid sono scomparsi dentro a una delle tende con il corpo esanime della ragazza sorretto fra le braccia.
«Il tempo non passerà più velocemente, solo perché macini chilometri su chilometri avanti e indietro.»
La voce di Rose è ferma e sicura.
Smetto di camminare, e quando mi volto per cercare i suoi occhi lei non mi sta più fissando, ma ha ancora quel sorriso leggero dipinto sul viso.
Effettivamente, in tutta la mia agitazione, devo proprio sembrare stupida.
«Vorrei solo poter fare qualcosa. Sono spariti là dentro da un sacco di tempo, e... Se soltanto Sawyer non fosse così testardo...»
Sta cominciando a scendere la sera. Chiudo il mio discorso con un sospiro, incespicando per l'ansia nel mio Americano molto più del solito,, e stringo le braccia attorno al corpo abbassando gli occhi nel calciare un sasso.
Jin... dove sei?
«Vedrai che andrà tutto bene» mi rassicura Rose, dolce come una madre premurosa. «Jack ha detto che può farcela, e sai bene quanto sia forte la piccola e testarda Shannon, non è vero?»
Sì, è vero. Shannon è molto forte, anche se a volte credo non se ne renda proprio conto. Essere ancora qui, nonostante tutto, a lottare con noi, dopo aver perso il fratello a quel modo...
Dio, cosa ne sarebbe di me, se dovessi perdere Jin?
C'era profumo di orchidee nell'aria. Fin dall'inizio le orchidee sono state un po' il simbolo del nostro amore.
Dicevo: c'era profumo di orchidee nell'aria e le sue mani che stringevano dolcemente il mio volto mentre mi baciava.
Quando ci siamo scambiati il nostro primo bacio, di nascosto e lontano da tutti, con uno spicchio di luna e un pugno di stelle come unici testimoni, mi sono sentita come quella fosse in assoluto la prima bocca che baciavo. In confronto a Jin, in confronto ai suoi baci, tutto il resto sbiadiva e finiva per scomparire. Nei suoi gesti c'era passione, c'era calore, c'era quel genere di desiderio che ti fa muovere veloce e ti fa sentire un po' impacciato, con la costante paura di sbagliare, eppure quello era un bacio tenero, un bacio innamorato, innocente come lo sfiorarsi di labbra di due bambini e peccaminoso come l'ossessivo cercarsi di due amanti.
Ne erano seguiti tanti, di quei baci, fino a quel giorno, sempre accompagnati dal timore qualcuno potesse vederci, con quella stretta perenne al petto, quasi il cuore venisse stritolato da dita grandi, ogni volta che ci dovevamo separare.
E poi era successo, così come succedono tante cose, nella maniera più spontanea e naturale che si potesse immaginare, senza aver pianificato nulla, con le sue mani che, dal mio viso, scendevano lungo il mio corpo e sollevavano, arrotolandone fra le dita la stoffa, il mio vestito attorno ai fianchi per farmelo sfilare.
Immagino sia stata soltanto una coincidenza, ma quel giorno, il giorno in cui abbiamo fatto l'amore per la prima volta, avevo indosso il vestito arancione, lo stesso vestito che portavo il giorno in cui ci siamo conosciuti.
L'ho amato sin dal primo istante, così come si può amare qualcuno che semplicemente ci è destinato, e ho sempre saputo avrei continuato ad amarlo in eterno: nonostante i problemi, nonostante i dubbi, nonostante tutto quello che mio padre avrebbe potuto fare per metterci i bastoni fra le ruote: era Jin l'uomo che il destino aveva scelto per me, e per nulla al mondo avrei voluto cambiare questa cosa.
Quando le dita tiepide di Rose sfiorano il mio braccio, mi guardo attorno e una piccola parte di me spera di vederli uscire tutti e tre da quella tenda – Jack, Sayid e Shannon – per dirci che si è trattato soltanto di un errore e che niente di brutto sta per accadere. Non questa volta, almeno. In lontananza, invece, c'è soltanto Early: ballonzolando corre in nostra direzione, con un sacchetto di plastica che sbatacchia contro le gambe larghe quanto tronchi d'albero.
Il caro, dolce Early...
«Ce l'abbiamo fatta!» esclama con il fiatone, mostrandoci trionfante il sacchetto. Si piega a posare le mani sulle ginocchia e respira a pieni polmoni, gonfiando quel torace che ai miei occhi appare grande quanto quello di un gigante, con profondi aloni di sudore che segnano la maglietta grigia all'altezza del collo e delle ascelle.
«Sawyer...?» riesco a chiedere soltanto, e lui si apre in un sorriso che basta a scaldarmi il cuore.
Porto le mani giunte alle labbra mentre Rose mi stringe appena il braccio destro con una mano.
«È stato merito di Kate» spiega frettolosamente Early, «è riuscita a batterlo sul campo da tennis e...» Alza il sacchetto – che presumo contenere i fantomatici medicinali – e sorride più di prima, se possibile, ripetendo: «...ce l'abbiamo fatta.»
Prima che possa aggiungere altro, un lembo della tenda viene scostato e Sayid si affaccia all'esterno.
«Early! Allora?»
«Eccomi, coso!» risponde lui, e si congeda da noi con una strizzatina d'occhio per entrare a propria volta nella tenda.
«È andato tutto bene, visto?»
Ricambio il sorriso di Rose, annuendo una volta soltanto. «Speriamo Jack possa fare qualcosa...»
«È un ragazzo in gamba» decreta lei con tono fermo, spazzolandosi il retro dei pantaloni con una mano in un gesto distratto, «Shannon tornerà fra noi più forte e cocciuta di prima, Sun, non starti ad angustiare troppo.»
Già, non starti ad angustiare troppo... quante volte me lo avrà ripetuto Jin, da quando siamo precipitati in questo posto? Lo so, non dovrei preoccuparmi così per gli altri, e probabilmente dovrei invece cominciare a pensare un po' di più a me stessa, ma qui è tutto talmente strano: a volte provo per queste persone lo stesso affetto che si può provare per una nuova famiglia, mentre altre volte li sento così lontani...
Siamo soltanto sconosciuti accomunati da un'unica, grande tragedia, e dovrei cercare di tenerla a mente, questa cosa, invece di farmi schizzare il cuore in gola ad ogni minima avvisaglia.
«Guarda come ti stai riducendo, Sun. Per quanto ancora hai intenzione di andare avanti in questo modo?»
Non avevo risposto alle sue parole, non quella volta.
Kyon era la mia migliore amica, l'unica persona, se si escludeva Jin, che sapesse veramente tutto di me. Riuscivo a percepire la sincerità insita nelle sue parole, ma nonostante questo volevo rifiutarmi di ascoltarle e accettarle come vere.
Non avrei saputo dire quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che avevo dormito decentemente, e soprattutto non avrei saputo dire quanto tempo fosse passato dall'ultima volta che avevo dormito con mio marito, l'uomo che avevo sposato, quello stesso uomo che aveva promesso di restarmi sempre accanto, e che invece aveva finito per diventare un fantasma nella sua stessa casa.
«Quell'anello è nuovo?»
Avevo mormorato un: «Sì», osservando il traffico che si snodava al di là della vetrata alla mia destra.
La tazza di tè che avevo ordinato si era ormai completamente raffreddata e il piatto di biscotti all'anice posato lì di fianco non lo avevo neanche guardato.
«Ti vizia» aveva continuato a dire lei, il volto imperturbabile e i capelli legati in una coda molto stretta. Mi appariva austera e impeccabile nel suo tailleur di Armani, così lontana dal mondo e dai problemi che brulicavano invece dentro la mia testa. «Gioielli, vestiti, macchina nuova.» Aveva aggiunto: «Un cane» storcendo la bocca rossa e sottile in una smorfia. «Credi questo sia amore, Sun? Voglio dire: lo credi davvero? Guardati allo specchio. Per favore, fallo. Quanto tempo è che non fai un pasto decente? Ti sta prosciugando di ogni forza questa relazione, e io non ce la faccio a guardarti in silenzio mentre ti butti via in questo modo.»
Avevo cominciato a piangere senza rendermene conto. Non un pianto disperato da singhiozzi e mani che tremano, soltanto lacrime che rigavano il volto guastando definitivamente quel poco di trucco che ero riuscita a mettere su prima di uscire.
«Tu... tu non sai cos'è che sto passando io.»
Avevo abbassato gli occhi, vergognandomi di me stessa per quello sfogo. Avevo aperto la borsetta nera che tenevo sulle ginocchia per tirarne fuori un fazzoletto immacolato e con quello avevo appena tamponato gli occhi in maniera composta, pregando solo di non dare spettacolo e non attirare sguardi indiscreti.
«Io lo amo» le avevo detto, «e adesso non so più cos'è che devo fare.»
«Ami lui, Sun, o ami l'idea di lui che hai in testa?»
Ci eravamo fissate per un lungo istante: io con il fazzoletto stretto fra le mani, lei con i pugni chiusi posati sul tavolo.
«Ascoltami» aveva insistito, questa volta allungando la mancina verso di me quasi a volermi toccare, nonostante poi non lo avesse fatto, «so che lo ami, Sun. Non lo avresti sposato, se così non fosse stato. L'unica cosa che ti chiedo, è di pensare almeno un po' a te stessa, prima che sia troppo tardi. Quante volte mi hai ripetuto che non era così che ti figuravi la vostra vita insieme?» Tante. Già, davvero tante volte... «Non restare ancorata al ricordo di ciò che Jin era. Prova a guardare avanti. Adesso devi capire se è te, che vuoi sacrificare per continuare con questo incubo, o se vuoi tornare a prendere in mano le redini della tua vita. E ti prego, fallo per me: pensaci seriamente prima di prendere una qualunque decisione.»
«Sun... Sun!»
Jin mi corre incontro, raggiungendomi.
Non so nemmeno io come abbia fatto a spingermi fino a qui, del tutto immersa nei miei pensieri e in quel po' di agitazione che ancora mi si muove dentro per le condizioni di Shannon.
«Cosa ci fai qui?»
Invece che rispondergli, getto le braccia al suo collo e nascondo il volto contro l'incavo della sua spalla, respirando l'odore della sua pelle mischiato a quello del sudore e della terra, come se fosse questo l'unico odore che valga la pena respirare almeno una volta nella vita. Perché questo è l'unico odore che valga la pena respirare almeno una volta nella vita.
«C'è qualcosa che non va?» chiede, poggiando le mani contro i miei fianchi. «Ho visto del movimento all'accampamento, ma non ho capito cosa stia succedendo. Sei ferita? Ti senti male?»
Mormoro un: «No» senza ancora lasciarlo andare, e sono così felice di aver scelto lui, di aver scelto la nostra vita insieme. «Shannon è stata ferita. Non so cosa le sia successo, ma Jake dice che può farcela. Almeno... almeno lo spero.» Prende le mie mani fra le sue quando mi scosto, e allo stesso modo anche i nostri sguardi si incontrano. «Non voglio ci siano altri morti, Jin... non credo di essere pronta per tutto questo.»
Si piega per baciarmi, le nostre labbra che si sfiorano per un momento.
«Ho avuto paura per te» dice. «Ti amo, Sun.»
Anche io ti amo, Jin. Anche io ti amo.
«Qui vicino», indico il sentiero con un dito, continuando a stringere con l'altra mano la sua destra, «dovrebbe esserci il campo da tennis.»
«Campo da tennis?»
«Non so bene» rispondo, «ma Kate e Sawyer si sono sfidati oggi e lei ha vinto. Andiamo a dare un'occhiata?»
Mi piaceva giocare a tennis, un tempo. Ora... beh, ora ha del grottesco l'idea qui, in quest'isola spersa nel niente, si sia messa su una cosa del genere, quasi l'idea di tornare a casa fosse stata accantonata per sempre, ma forse è meglio così, forse è meglio svagarsi e non pensare, per lo meno se non vogliamo rischiare di impazzire.
Niente potrebbe coglierci meno preparati della scena che ci si palesa di fronte quando arriviamo sul posto, perché non sono soltanto Kate e Early che ci troviamo di fronte, ma un gruppo di sconosciuti fra cui spunta John Locke, capeggiati da un uomo di colore e da una donna armata.
Lascio Jin mi si ponga di fronte, facendomi istintivamente scudo con il suo corpo prima ancora che qualcosa possa accedere, e c'è soltanto una parola che passa per la mia mente in questo istante: «...gli Altri...».
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martedì, 03 aprile 2007 |
postato da KateAusten
| commenti (4)
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Sono nella jungla a fare scorta di frutta, ultimamente è diventato il mio impiego quotidiano, mi tiene occupata e mi permette di restare sola con me stessa, lontana dalla curiosità della gente e dall’angoscia che regna su quest’isola dopo quello che è successo ormai due giorni fa. Ma la ragione per cui preferisco starmene tranquilla è legata principalmente all’insofferenza che ho sviluppato nei confronti del cowboy, di Sawyer. Pensavo di potermi fidare ma ogni volta che sono sul punto di entrare nel suo mondo, trovo un ostacolo e faccio dieci passi indietro. È riuscito ad approfittarsi di Shannon con una naturalezza che mi da i brividi. Ma tuttavia dovevo aspettarmelo…la carne è carne e lui vive di questo, dell’attimo, del momento, delle occasioni che gli si presentano.
Mi accorgo di essere osservata: è Sun che mi viene incontro col suo solito sorriso raggiante.
«Pensavo avessi fatto ieri la provvista di frutta…ti piace così tanto arrampicarti come una scimmia? »
«Oh..bè, da quassù l’aria è meno pesante di quella che tira sulla spiaggia..» dico prima di lasciarmi scivolare giù dal ramo al quale ero avvinghiata.
«Centra qualcosa con la tua voglia di solitudine un certo biondino di nostra conoscenza?»
«Colpita…e affondata!In realtà non riesco a giustificare il suo totale menefreghismo, riesce sempre a cavarsela con una frecciatina e quattro stupidi soprannomi per dileguarsi nel suo mondo…ma questo è Sawyer!Pensavo ci fosse dell’altro ma ora non ne sono poi tanto sicura…»
«Bhè, vive d’istinti ed è determinato a portare avanti le sue idee per quanto assurde esse siano…c’è da imparare da lui da questo punto di vista, non credi?»
«Già…»
Scendo trafelata dalla mia moto. Cazzo, anche oggi sono in ritardo per il pranzo, la mamma darà di nuovo i numeri. Cerco di salire in fretta le scale per raggiungere la mia camera senza farmi vedere, ma il rombo della moto ha già allarmato tutto il vicinato.
Ho il tempo di chiudere la porta della mia camera, togliermi gli stivali e accendermi una sigaretta. Mi lascio cadere sul letto, allungo la mano cercando il tasto di accensione della radio…musica…alzo il volume a palla, non voglio sentire nient’altro per ora. Dalla mensola bassa della parete di fronte mio padre mi sorride nella sua uniforme verde da generale.
Mio padre…mi soffermo a pensare a quanto tempo è passato dall’ultima volta che l’ho visto, libero.
Un tuffo al cuore…è colpa mia, mi sento pronunciare prima che una lacrima mi bagni calda la guancia.
«Katee! Diamine…è pronto in tavola! Kate! Spegni quel maledetto coso…» la voce di mia madre mi raggiunge dalle scale, superando di gran lunga la musica assordante.
Spengo la sigaretta in un bicchiere e corro a spalancare a finestra.
«Kate… » spengo la radio ad un suo cenno «Signorina, sai che non mi piace che fumi quella roba e..»
«E sai che bisogna bussare prima di entrare nella camera altrui, questo non…»
«Ah bhè…con questa musica assordante dubito che se anche lo avessi fatto mi avresti sentita…e scendi subito a mangiare»
«…oh certo, non vorrei che George dovesse cominciare senza di me…ma l’ha già fatto, vero? Ovviamente non poteva aspettare, poverino lui lavora tutto il giorno e torna a casa affamato…o un momento, ma lui non lavora affatto, non è vero?..»
«Kate..non cominciare…» la sento appena sussurrare livida.
«..giusto,adesso che mi ricordo penso di averlo intravisto stamattina mentre ”lavorava” al bar dietro l’angolo…è dura alzare così tanto il gomito per tutta la giornata…» non ho ancora terminato la frase che sento la sua mano percuotermi bruscamente la guancia.
«Papà non avrebbe mai permesso ad uno come lui di prendere il suo posto in questa maledetta famiglia…» mi sento pronunciare irritata.
«Tuo padre ora non è qui e non tornerà, niente tornerà come prima…niente!!» urla prima di scoppiare in lacrime «..e tu lo sai benissimo…se solo avessi provato a stare dalla sua parte per una volta…ma Kate è indipendente, vero?...Kate sa cosa vuole...»
«Mamma…ti prego…mamma…»scuoto la testa nervosamente cercando di ricacciare indietro quei ricordi…non è colpa mia...
«Sono stufa di sentirti denigrare George! Stufa di pensare!!…» urla tra i singhiozzi.
« Donna! Cosa stai facendo??!! Non c’è nient’altro da mangiare?! » ci raggiunge la voce di George
Si asciuga le lacrime, cercando di riprendere un’aria tranquilla, poi mi rivolge uno sguardo glaciale prima di scendere di sotto.
«Aiuto…aiutatemi…Shannon sta male!!...» è Saiyd con in grembo Shannon, sembra svenuta, sta evidentemente male ed è ferita. Accorriamo cercando di soccorrere la ragazza, serve l’aiuto del dottore, solo Jack può aiutarla.
«Corro avanti…cerco di trovare Jack e avvertirlo di preparare bende e medicinali…vado!» Corro a perdifiato, quanto più veloce mi è possibile, non sento più le gambe, ora vanno da sole. Intravedo finalmente il pendio oltre il quale c’è la spiaggia.
Charlie e Hurley sono intenti a tracciare delle linee perimetrali sul terreno, chiedo loro di Jack e riferisco di Shannon e Sayid.
«è ferita…non so cosa le sia successo, ma può farcela se riusciamo a trovare Jack!» riferisco ai due cercando di riprendere fiato.
«Ok ok…allora corro a cercarlo» esclama Charlie, prima di dirigersi di corsa verso le grotte.
«Bevi qualche goccia d’acqua… vedrai si sistemerà tutto, Jack sa cosa fare, sicuro! Quella ragazza riesce sempre a mettersi nei guai…» mi rassicura il gigante Hugo porgendomi una borraccia d’acqua.
«Già, sembra una calamita per le disgrazie…ma cosa diavolo state combinando voi due qui sopra? Non vorrei sbagliare ma mi sembra qualcosa di molto simile ad un campo da gioco…cos’è baseball?» riesco a dire quando il fiatone è passato.
«Tennis per la precisione…sappiamo che Shannon aveva racchette e palline sull’aereo e quindi abbiamo pensato, perché non organizzare qualcosa di assolutamente divertente come una specie di torneo dell’Isola?…peperepeee…il vincitore potrà sfoggiare al mondo intero il nostro bellissimo trofeo…ti piace?» mi dice indicandomi una mezza noce di cocco infilzata in una canna di bambù.
«Wow!...fantastico! E chi prende le iscrizioni?»
«Ehm…per il momento non abbiamo ancora diffuso la notizia….sai, doveva essere una specie di sorpresa per domani, per il compleanno di Shannon, ci aveva pensato Sayid qualche giorno fa, cioè prima che succedesse quello che è successo… ma ci manca ancora la materia prima: racchette e palline sono in mano a Sawyer»
« Non sarà facile convincerlo, questo lo sai vero?…»
«Tentar non nuoce…» mi risponde entusiasta.
«L’unico modo per convincerlo sarebbe coinvolgerlo nella cosa…»
«Kate…sei un genio…infatti ho già pensato cosa fare: tu lo sfiderai, cioè lui ti sfiderà, ma saremo noi ad indurlo a sfidarti! Ahah!…Lui perderà così noi avremmo il nostro torneo e lui si renderà ridicolo davanti a tutti…»
«Frena frena frena…io dovrei sfidare Sawyer in una partita a tennis?»
«Sai giocare giusto? Ho sentito che ne parlavi con Claire alla spiaggia. Non è un’idea fighissima?! Su sbrighiamoci…prima arriviamo in spiaggia, prima il torneo avrà inizio!» e così dicendo mi trascina verso la spiaggia.
Sono in cucina a lavare i piatti, la mamma si è assopita sul divano guardando la sua trasmissione pomeridiana.
«..Ed ecco le previsioni per il prossimo fine settimana…il cielo sarà coperto o poco nuvoloso nella zone est del…» spengo la tv e le lancio uno sguardo di sfuggita: sembra così tranquilla. Da quando papà è stato arrestato le sue crisi di rabbia sono diventate sempre più frequenti. Il medico dice che ci vorrà un po’ perché torni ad essere la persona solare che era una volta.
Torno ad asciugare gli ultimi due bicchieri, su uno di questi è inciso il simbolo della Marina, è l’ultimo esemplare di un servizio che mio padre, il Generale, regalò alla mamma. L’ultimo sopravvissuto per tutti questi anni.
Do uno sguardo di fuori, sposto la tendina gialla della piccola finestra sul lavandino: vedo la macchina di George svoltare verso il nostro vialetto. A bordo quattro uomini per niente rassicuranti. Posso solo immaginare che siano totalmente ubriachi a giudicare dall’andatura a slalom della vettura. Vado alla porta e aspetto a braccia conserte una sua mossa. Cosa ha intenzione di fare e chi sono quei tizi?
«Ah…ragazzi questa qui…questa bella ragazza così seria..ahahah…questa è la mia figlioccia, Kate!» avanzano verso di me con le loro facce segnate e sporche, mi fanno ribrezzo.
«Parla piano…la mamma dorme» mi sento sussurrare.
«E noi la lasceremo dormire…vero ragazzi?!..shhh…facciamo piano…» si avvicina con la sua faccia ad un centimetro dalla mia, posso sentire il tanfo di wisky del suo alito.
«Bada a te ragazzina..non mettermi in ridicolo davanti ai miei…colleghi, va bene?...potresti farti male…» sento il trillo del telefono. «Va a rispondere, corri! …non vorrai che la mamma si svegli, eh? Andiamo ragazzi, da questa parte..» li vedo dirigersi verso la cantina, prima di entrare in casa e rispondere al telefono.
« Si, chi è?»
«C’è una chiamata a carico del destinatario da parte del sign.Austin, accetta la chiamata?»
Papà? Non può essere.
«Pronto…signorina? è ancora in linea...»
«Si, si…certo! Accetto la chiamata..» il cuore comincia a battermi fortissimo. In 10 anni non ha mai telefonato, cosa sarà successo?
«Kate?...bambina, sei tu?» è lui, è il generale, ma la sua voce è sommessa, emozionata, quasi dolce.
«Si,papà…cosa è successo?Stai…stai bene??!»
«Si…oh si bambina!Ma non c’è tempo per spiegarti adesso. Vieni tra mezz’ora al Golden Tennis Club, sai dov’è?»
«Al Golden…ma..si,so dov’è…tra mezz’ora…sono lì…ma papà cosa…» la linea è interrotta.
«Non mi pare di avere la faccia del farmacista Lentiggini!» commenta divertito Sawyer, rimango impassibile mentre Charlie spiega a Sawyer il secondo motivo della nostra visita, le racchette e le palline. Ma come previsto si rifiuta di collaborare.
«Non hai il disinfettante, non vuoi darci le racchette, ti stai dimostrando abbastanza inutile!» esordisco irritata.
«Vi darò le racchette a una condizione…” statuisce e tutti e tre lo fissiamo incuriositi.
«Il primo match è nostro Lentiggini» dice indicandomi.
«Affare fatto…» convengo mentre Hurley e Charlie si scambiano uno sguardo soddisfatto.
«Sei pronta, eh, Lentiggini? Pensavo che per l’occasione ti saresti presentata nel tipico gonnellino bianco, invece…» sogghigna squadrandomi divertito.
«Questo è quello che sono riuscita a trovare nell’armadio…pensa a concentrarti sulla partita! Il servizio è tuo…» rispondo provocatoria.
«Oh, non posso negare ad una donna il primo servizio…a te la palla Lentiggini!»
Batto la palla che lui risponde allungandosi sulla sinistra, io colpisco a mia volta con un dritto deciso e ben angolato che però lui riesce nuovamente a respingere; faccio uno scatto sulla destra e colpisco abbastanza forte la palla che Sawyer manca di poco.
“15-0 per Kate!” esclama Hurley.
“Lentiggini… dovevi dirmelo che facevamo sul serio!” ride Sawyer recuperando la pallina e battendo di nuovo.
Vince lui il primo set, 6-3, io il secondo, 6-4, ora stiamo iniziando il terzo, e al momento siamo ancora 0-0 con un suo vantaggio 30-15: è arrivato il momento di iniziare a giocare.
La battuta è mia, la angolo sulla destra, a quanto ho visto è più forte di rovescio che di dritto, la tiro forte e segno un ACE secco e pulito, senza che Sawyer riesca nemmeno a muoversi dalla sua posizione.
Batto di nuovo, e questa volta riesce a rispondermi, con una palla presa male, alta e con una traiettoria troppo a parabola a cui rispondo facilmente con uno smash che si piazza giusto sulla linea di fondo.
Non gli lascio segnare nemmeno un punto, e concludo il set con un trionfale 6-0.
«Bhè penso che può bastare campione, eh?» concludo grondante di sudore.
«Dannazione Lentiggini ma dove diavolo hai imparato a giocare così?»
«Mentre tu ancora giocavi con le Barbie mi allenavo ogni settimana con…con mio padre. Tennis, scherma, pallavolo e nuoto. Quindi che non ti venga in mente di sfidarmi ancora…ok? Prendete le medicine…»
«Dannazione…»
«Non te la prendere, coso…le donne riescono sempre a stupirti quando meno te lo aspetti…» conclude Hugo dando una pacca sulle spalle ad un Sawyer totalmente affranto.
Sono al Golden Tennis Club. I ricordi cominciano a raffiorare. Mi avvio all’ingresso cercando di capire chi dovrò incontrare.
«Il suo nome, prego…»
«Kate Austin. Sto cercando…»
«Oh, certo signorina Austin…prego si accomodi all’interno, la stanno aspettando.» esclama con fare misterioso la donna all’ingresso.
Seguo il corridoio gremito di anziani signori in completo bianco con le loro costose racchette da tennis. Un tempo anche mio padre faceva parte di questo circolo e spesso passavamo interi pomeriggi tra una partita e una bibita fresca, conversando con uomini schifosamente ricchi e presuntuosi.
Vedo in angolo una sagoma familiare…non può essere, è lui. Le sue spalle imponenti troneggiano sotto il suo collo perfettamente dritto. È mio padre, è fuori e mi ha cercata.
«Papà…» riesco a dire con le lacrime agli occhi. Non piangere mi ripeto,ma è del tutto inutile, non sono mai stata brava a trattenere le lacrime.
«Kate…sei arrivata» dice con una calma impenetrabile. «Seguimi e non fare domande, potrebbero sentirci.»
Faccio come dice, ancora incredula. Ci ritroviamo in una piccola stanza senza finestre. Il Generale si chiude la porta alle spalle.
«Abbiamo pochi minuti dopodichè dovrò andarmene. Mi hanno concesso poche ore per sbrigare le mie faccende personali.»
«Ma papà…chi? Come è possibile…dovresti essere..»
«In prigione…si, bambina. Secondo la legge io sono ancora in prigione, ma sai che tuo padre non è mai stato un uomo comune. Kate, ascolta ora non c’è tempo per le spiegazioni. C’è stato un cambiamento di marcia…in realtà ho passato neanche un solo giorno in prigione. Kate, George è pericoloso! Tieni, guardali con calma a casa, queste sono tutte le informazioni che sono riuscito a raccogliere su di lui. Tua madre è in pericolo…»
«Ma cosa…tu dove vai adesso?» riesco a dire confusamente tra le lacrime.
«Kate, sono al sicuro ora…non lasciare che quel verme vi rovini la vita. Questo è quanto posso fare adesso per voi. Non dire niente a tua madre. Devi proteggerla, Kate…sono stato chiaro?»
«Si, Generale…» concludo asciugandomi le lacrime.
«Mi farò vivo io al più presto…abbi cura di te, scricciolo…» mi accarezza il viso con le sue mani grandi che molte volte mi hanno fatto tremare, ma questa volta sono calde e sprigionano dolcezza.Si allontana dirigendosi verso la porta per poi scomparire tra la folla.
Mi dispiace papà…
Sono ancora sul campo da tennis, attorniata da un nugolo di curiosi. Sorrido soddisfatta: a qualcosa saranno pur servite tutte quelle lezioni di tennis!
«Signori, dichiaro ufficialmente aperte le iscrizioni all’ S.T.I.M. alias al“Super Torneo dell’Isola Misteriosa”! …» esclama Hurley sfoggiando uno dei suoi sorrisi coinvolgenti.
«Prego, non fate complimenti...mi servono solo i nomi…ehi…ehi, ma cosa…chi diavolo..?! …»
Mi volto di scatto verso il punto indicato da Hugo: un corteo di una decina di persone con a capo Locke vengono nella nostra direzione.
Chi sono?
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mercoledì, 28 marzo 2007 |
postato da AnaLucia
| commenti (6)
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Mi sveglio, ma aspetto ad aprire gli occhi. Aspetto perchè spero che quando finalmente li aprirò, mi renderò conto che tutto era soltanto un incubo...purtroppo non è così. Apro gli occhi e rieccomi di nuovo qui, su questa maledetta isola. Da giorni camminiamo senza una meta. Costretti a fuggire da loro...dagli Altri. Mi alzo e mi guardo intorno. Stanno ancora dormendo tutti, tranne Eko. Sarà andato come sempre a prendere qualcosa da mangiare, nonostante gli abbia detto un milione di volte di non andare solo. Decido di andare a cercarlo ma non appena inizio a camminare eccolo che arriva.
"Buon giorno" mi dice porgendomi una mela.
"Perchè sei andato da solo? Lo sai chi c'è la fuori, è pericoloso!" dico a voce bassa per non svegliare gli altri.
"Devo mostrarti una cosa" dice ignorando completamente tutto quello che gli ho detto.
E' quasi l'alba ormai. Dovremmo essere già in marcia e invece mi ritrovo a seguire Eko chissà dove. Non avremmo dovuto allontanarci dagli altri.
L'unica speranza che abbiamo è rimanere uniti. Non possiamo allontanarci troppo quindi chiedo a Eko "Siamo vicini? Quanto manca ancora?".
"Non molto" risponde con la sua solita voce tranquilla. Mi chiedo come possa essere così tranquillo.
"Eko" lo chiamo ma lui continua a camminare come se non mi sentisse "Eko dove cavolo stiamo andando?" dico con voce irritata.
"Ci siamo ormai" risponde.
"Io torno indietro" ma non appena finisco di dirlo Eko si ferma.
"Guarda" mi dice indicando al di là degli alberi.
Sposto un pò i rami e guardo al di là degli alberi..."Oh mio dio"...
"Quanto manca ancora?" chiedo all'uomo guardandomi intorno. Questo posto mette i brividi.
"Siamo arrivati, è proprio questa stanza" mi risponde. Avrei preferito non arrivassimo qui.
Entriamo dentro la stanza, sul tavolo c'è il cadavere di un uomo coperto da un telo.
Non può essere lui. Non deve essere lui. Il medico apre la cerniera e mi mostra il volto del cadavere.
"Si è lui" dico con la voce spezzata dalle lacrime "E' mio padre"
Era stato ucciso con 4 colpi di pistola nel petto. Troverò il responsabile e avrà quello che si merita.
C'è un uomo! "Chi è?" chiedo a Eko a bassa voce per non farmi sentire.
"Non lo so" mi risponde.
"Dobbiamo prenderlo" dico con tono deciso.
"Non credo sia una buona idea" mi dice mettendo via il bastone.
"Cosa?" dico in maniera alterata "E' uno di loro!Può dirci dove hanno portato i bambini!"
"Non è una buona idea Ana" mi ripete guardandomi.
"Ah si? E perchè non è una buona idea?"
"Perchè quell'uomo chiunque esso sia, ha una pistola e noi no" mi dice indicando la cintura dell'uomo.
"Un motivo in più per prenderlo non credi?" gli rispondo con tono spavaldo
"Dammi il tuo bastone" dico a Eko
"Perchè?"
"E' girato, se riesco ad avvicinarmi senza che se ne accorga posso colpirlo" gli spiego.
Eko prende il bastone e me lo porge, ma non appena allungo la mano per prenderlo mi ferma. Lo guardo con aria interrogativa.
"Ci vado io" dice "Tu resta qui"
Lentamente si avvicina. L'uomo non sembra averlo notato. Mancano pochi passi...se lo sente è la fine.
Eko è praticamente dietro all'uomo quando quest'ultimo si gira. Prima che possa rendersi conto di ciò che sta succedendo Eko lo colpisce. Quando l'uomo cade a terra provo un grande sollievo. Mi avvicino e afferro la sua pistola mettendola nella mia cintura.
"Hai qualcosa per legarlo?" gli chiedo. Eko fa cenno di si con la testa e mi porge una liana.
"Guarda" mi dice mentre lo sto legando mostrandomi uno zaino. Una volta legato inizio a guardare nello zaino. Non c'è niente. Solo una bottiglia d'acqua, un pò di frutta e un biglietto con sopra scritti tre nomi.
"Allora, dovremo aspettare che si svegli" dico chiudendo lo zaino.
Sono passate ormai 2 settimane da quando mio padre è morto e non è ancora stato trovato l'assassino.
Grazie alla testimonianza di un uomo che ha assistito all'omicidio ho ottenuto una descrizione abbastanza dettagliata del colpevole.
Ho usato gli archivi della Polizia dove lavora mia madre per trovare qualcuno che potesse corrispondere a quella descrizione.
E ho trovato qualcuno. Un ragazzo di nome Ted Curtis. Ha alcuni precedenti per rapina a mano armata e spaccio di droga.
Inoltre secondo delle fonti, frequenta spesso la zona dove mio padre è stato ucciso. E' lui.
Ora la mia macchina è proprio parcheggiata davanti al locale dove il figlio di puttana lavora. Quando uscirà, avrò finalmente la mia vendetta.
E' l'una e mezza di notte. Ora di chiusura. Infatti eccolo. Esco dalla macchina, prendo la pistola, e mi dirigo verso di lui.
Finalmente il pelato si sveglia. "Fermo dove sei, non fare una sola mossa o sparo" gli dico puntagli la pistola contro.
"Non so chi siate, ma so di non essere chi voi crediate io sia" dice con uno strano sorrisetto.
"Che hai da ridere eh?Cammina!" esclamo spingendolo in modo che cominci a camminare.
Mentre torniamo verso gli altri comincio a fargli delle domande "Chi sei?"
"Il mio nome è John Locke, e sono precipitato su quest'isola poco più di 40 giorni fa" mi dice.
"Molto furbo. Come se non capissi che hai visto l'aereo precipitare" lui non sembra preoccupato.
"Dove sono i bambini?" gli chiedo.
"Non so di cosa tu stia parlando" mi risponde con voce tranquilla.
"Dimmi subito dove li avete portati" gli urlo puntandogli la pistola al collo.
"Ana calmati" mi dice Eko
"Te lo ripeto non sono chi tu credi" dice il pelato, ora il suo volto è visibilmente preoccupato."Intuisco che anche voi eravate sul volo 815"
"Credi di stupirmi? C'era una spia tra noi e lui sapeva tutto su quel volo" mentre grido mi tremano le mani dalla rabbia.
Arriviamo finalmente all'accampamento. Sono tutti svegli. Bernard si avvicina e stupito mi chiede "Chi è?"
"E' uno di loro, uno degli Altri" gli rispondo continuando a puntargli la pistola contro.
"Non puoi saperlo Ana" interviene Eko.
"Eh allora chi è? siamo sopravvissuti solo noi all'incidente, se non è uno di loro chi è?" urlo con tutta la voce che ho in corpo.
Sento troppa rabbia dentro. Se non mi dice subito dove hanno portato i bambini lo ammazzo. Lo giuro su Dio, lo ammazzo.
"Te lo chiedo un'ultima volta, dove sono?" dico mettendo il dito sul grilletto.
"Ero anch'io su quell'aereo, proprio come voi, ma ovviamente non posso fare nulla per convincerti perchè hai già deciso di condannarmi"
"Se eri davvero su quell'aereo allora dimmi, come sei sopravvissuto da solo tutto questo tempo?" dico con voce molto irritata.
"Non ero solo. Siamo una quarantina, viviamo a pochi kilometri da qui sulla spiaggia." il tono della sua voce sembra quasi sincero.
"A qualche kilometro da qui eh?" dico ridendo. "Allora portaci dai tuoi compagni" mentre finisco la frase uno strano rumore copre la mia voce.
"Cosa è stato?" chiede Libby.
"Dobbiamo muoverci".
"Hey" urlo puntandogli la pistola contro.
"Chi sei? Che sta succedendo?" mi domanda. La sua voce mi fa capire che ha paura, e fa bene ad averne.
"Il mio nome è Ana Lucia Cortes, Cortes proprio come l'uomo che hai ucciso 2 settimane fa" urlo con tutto il fiato che ho in gola.
"Non sono chi tu credi io sia. Deve esserci un errore!" mi dice mentre delle lacrime scendono dai suoi occhi.
"Addio" la mia voce fredda è coperta solo dal suono degli spari. 4 colpi, gli stessi colpi con cui uccise mio padre.
La sera seguente mia madre, appena tornata dal lavoro, si siede a fianco a me e dice "L'abbiamo preso"
Spero di avere capito male quindi le chiedo "Di che cosa stai parlando?"
"L'assassino di tuo padre. L'abbiamo arrestato oggi. Ha confessato" dice guardando una foto di papà.
Allora se l'assassino è alla centrale...quel ragazzo diceva la verità. Ho ucciso la persona sbagliata. Ho ucciso un'innocente. Sento una strana senzazione. Un misto di frustrazione e senso di colpa. Alzo lo sguardo e vedo il distintivo di mia madre. Prendo una decisione.
"Mamma" le dico stringendo tra le mani il suo distintivo "Voglio lavorare con te"
Lei sembra stupita della mia richiesta, ma io ho deciso. Lavorerò nella Polizia.
"Sei sicura Ana?" mi chiede con voce scettica. Annuisco. "Vado a dormire ora. Sono stanca"
Mentre vado in camera mia ecco di nuovo la foto di mio padre. La prendo e a bassa voce sussurro "Lo faccio per te papà".
Stiamo camminando da mezz'ora, il sole ha cominciato a essere rovente. "Quanto manca?" gli chiedo.
"Pochissimo ormai" risponde. Eko lo ha slegato e io ho smesso di puntargli la pistola contro. Deve sentirsi più tranquillo ora, comincio a fargli qualche domanda. "Di dove sei?"
"Scusa?" mi chiede come se non avesse capito la domanda.
"Da dove vieni? Dove vivevi prima dell'incidente?"
"California" mi risponde ridendo.
"Che hai da ridere?" quel suo sorriso mi irrita e cerco di farglielo capire.
"Niente solo che sei una che fa molte domande. Che lavoro fai?"
"Qui le domande le faccio io" dico "Se sei della California che ci facevi in Australia?"
Non risponde e indica la spiaggia. "Siamo arrivati" dice "Come ti dicevo, non stavo mentendo"
Aveva ragione. Ci ritroviamo davanti a una spiaggia. La prima cosa che vedo è un asiatico che pesca, ma ci sono anche altre persone. Quindi non stava mentendo. Anche stavolta mi ero sbagliata.
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martedì, 20 marzo 2007 |
postato da JamesSawyerFord
| commenti (4)
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Fa un caldo schifoso, il sole sta calando e la sabbia è ancora rovente, questa cazzo di isola è invivibile in ogni momento della giornata: calda di giorno, infestata dagli insetti di notte… fossero solo gli insetti ad infestarla poi…
Chiudo il libro che stavo leggendo e lo lancio nella tenda, mi tolgo gli occhiali e fisso l’acqua che sta diventando scura, non ce ne andremo mai da questo fottuto pezzo di terra; mi alzo e inizio a camminare lungo la riva, davanti a me c’è Claire con in braccio Testa di Rapa.
“Hey Mamacita…” dico mettendo le mani in tasca mentre lei alza lo sguardo nella mia direzione.
“Shhhh! Sì è addormentato!” mi zittisce mentre la guardo male “Parla piano o sarai costretto a leggergli chissà quante pagine per farlo stare buono di nuovo!” mi prende in giro e mi lascio scappare una risata.
“E Barbapapà dove l’avete lasciato?” continuo affondando i piedi nella sabbia, ricevendo da lei uno sguardo confuso, “Faccia di scimmia…” cerco di spiegare.
“Charlie?” chiede e io annuisco “Vedi che ci capiamo…” le dico e lei sbuffa.
“Non ho idea di dove sia, da qualche parte, magari in mezzo alla giungla…” mi risponde scrollando le spalle, ostentando un’aria noncurante.
“Non ne abbiamo idea Seňor!” piange la donna, inginocchiata a terra con i polsi legati e il volto rigato dalle lacrime scure e sporche di trucco; l’altra è nell’angolo abbraccia i bambini che tengono gli occhi chiusi e i volti premuti contro i vestiti della madre.
“Sono settimane che Javier non torna a casa Seňor, non sappiamo dove sia!” ripete nel suo inglese strascicato, con quella fastidiosa cadenza messicana: immigrati probabilmente clandestini, che vivono nella miseria, abbandonati perfino dall’uomo che portava a casa quel poco di cibo appena sufficiente a sfamarli.
Che cazzo ci faccio qui?
Cerco vendetta, cerco un corpo a cui sparare per mettere in pace la mia anima e forse la mia coscienza, ma qui non c’è nessuno con una colpa da espiare, e non sono mostro abbastanza da ucciderli tutti.
“Andatevene nell’altra stanza e rimaneteci!” dico indicando la porta di legno scrostato alle loro spalle; nessuno si muove e allora sbatto il calcio della pistola contro il tavolino “Ho detto di andare, adesso!” tuono e finalmente si alzano affrettandosi nella camera lì a fianco.
Chiudono la porta e io esco dalla casa a passi veloci…
“Dobbiamo portarla alle grotte! Da Jack!” ripetono più voci, io e Mamacita ci giriamo, Sayid arranca nella sabbia, portando in braccio Shannon, intorno a lui altra gente, il ciccione, Lentiggini ed anche Charlie.
“Dove l’hai trovata?” chiede Kate.
“Era nella foresta priva di sensi, non so cosa stesse cercando, o dove…” risponde il G.I. Joe Iracheno appoggiandola su una brandina, tutti lo seguono, solo Charlie si ferma e fissa la scena da sotto il cappuccio della sua felpa senza proferire una sola parola.
“La nostra personalissima Britney Spears ne ha combinata una delle sue…” commento senza muovermi inclinando semplicemente la testa e godendomi la scena dei poveri piccoli pezzenti preoccupati della loro piccola Reginetta del pop…
“Non è capace di non essere al centro dell’attenzione…” commenta Claire, mantenendo sempre la voce più bassa possibile, per non svegliare l’insopportabile fagottino.
“Oh, sento dell’astio, stiamo per replicare la battaglia Britney Spears vs Christina Aguilera anche qui sulla nostra isoletta? Quasi mi dispiace non avere una macchina fotografica e un giornale scandalistico a cui vendere le foto per diventare miliardario!” commento divertito.
“Non vai a vedere se si sveglia?” mi chiede lei e io scrollo le spalle mettendo le mani in tasca.
“Non sono problemi miei Mamacita, e per fortuna nemmeno tuoi…” rispondo rimettendomi a camminare verso la mia tenda proprio mentre il nostro dottorino arriva di corsa per accudire la piccola Britney.
“Hit me Baby One More Time…” canticchiano le ragazzine davanti alla TV, guardando il video di una provocante scolaretta che gioca a fare la Lolita: sono in un piccolo locale del Kansas, una città minuscola di cui non ricordo nemmeno il nome a una cinquantina di chilometri da Augusta, con un bar, questo, e forse un cinema, che ancora trasmette i vecchi film in bianco e nero alle quattro del pomeriggio, oggi tocca a Casablanca.
Sono qui da tre giorni, alloggio nell’unica pensione che sono riuscito a trovare, gestita da una anziana signora che sa di lavanda e di naftalina, come se ogni sera invece che andare a letto si appendesse in un armadio per sfuggire alle tarme e al passare degli anni.
Ho appuntamento tra due giorni con Gabe a Wichita, ha un piano in mente e un colpo in cui coinvolgermi, non ha voluto dire niente per telefono, mi ha solo dato appuntamento in un ristorante di quella squallida città e niente di più.
Avrei potuto andare subito là, forse in un posto più civile di questo, ma credo che Diana avesse ragione, sono un’eremita e nei posti come questi, dimenticati da Dio, spero quasi che si dimentichi anche di me…
“Hey Sawyer!” Hurley, il pachiderma, Kate e Charlie si avvicinano alla via tenda, con l’aria di chi ha una missione ben precisa da compiere.
“Qui, Quo e Qua al gran completo, cosa posso fare per voi?” chiedo alzando distrattamente gli occhi da “Guerra e Pace” un libro che non ero mai riuscito a leggere in condizioni normali, ma che su un’isola deserta è una compagnia di certo migliore di quella di Locke.
“Due cose a dire il vero” risponde Kate, “La prima è che ci serve del disinfettante e Sun ha detto che tu ne hai.”
“Non mi pare di avere la faccia del farmacista Lentiggini!” commento divertito, ma la sua espressione rimane assolutamente impassibile.
“Shannon si è fatta male, e Jack ha quasi finito le sue scorte” continua.
“La cosa mi tocca nel profondo!” esclamo, “E comunque anche se volessi non ho disinfettante le ultime due bottiglie le ho date una alla mamma della famiglia Robinson e l’altra a Claire quindi niente da fare…”
“La mamma della famiglia Robinson?” chiede Hurley.
“Rose…” interviene Charlie evitandomi una inutile risposta.
“La seconda cosa?” riprendo.
“C’erano delle racchette da tennis nell’aereo” dice Charlie.
“Cos’è tu e Godzilla avete trovato un modo per arrivare dritti dritti a Wimbledon?” rido facendo un cenno della testa verso Hurley.
“Abbiamo fatto una specie di campo, oltre la collina, ci servono le racchette e le palline, erano di Shannon” mi spiega il grassone e io chiudo il libro, alzandomi poi in piedi.
“Ah, ma quindi abbiamo una Anna Kurnikova tra noi!” esclamo divertito, “Potrei darvi le racchette, ma io cosa ci guadagno?” chiedo tenendo volutamente lo sguardo su Kate.
“La possibilità di giocare?” azzarda Hurley ricevendo come risposta una semplice occhiata poco convinta.
“Il piacere di essere gentile?” interviene Kate incrociando le braccia al petto.
“Adoro la tua bontà d’animo Lentiggini, ma ci sono cose ti te che amo di più…” commento mentre lei butta gli occhi al cielo senza riuscire a reprimere un sorriso.
“Non hai il disinfettante, non vuoi darci le racchette, ti stai dimostrando abbastanza inutile!” mi provoca.
“Vi darò le racchette a una condizione…” statuisco e tutti e tre mi fissano incuriositi, “Il primo match è nostro Lentiggini” spiego indicandola.
“Affare fatto…” conviene lei mentre Hurley e Charlie si scambiano uno sguardo soddisfatto.
“Affare fatto allora” statuisco con un cenno del capo mentre Gabe finisce con un sorso la sua birra.
“E’ una cosa grossa questa lo sai? Non è una rapina o una truffa di qualche famigliola con qualche migliaio di dollari, la persona che ci ha commissionato questo vuole un lavoro fatto bene…” continua lui, ripetendo sempre la stessa cosa per la decima volta.
“Gabe ho capito! Il tuo amico neurochirurgo può stare tranquillo, avrà il suo lavoro e l’avrà pulito, avrà tutti i suoi soldi te lo assicuro!” esclamo convinto, anche se ancora non mi spiego perché un neurochirurgo abbia bisogno di fare quello che ci ha chiesto, credevo guadagnassero già bene quei figli di puttana, e invece vuole scalare i soldi da dodici fondazioni benefiche diverse, versarli in otto banche in giro per gli Stati Uniti con conti intestati tutti a persone diverse, sarà un lavoro lungo, ma è di certo fattibile…
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mercoledì, 01 novembre 2006 |
postato da ShannonR
| commenti (3)
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"Non ci posso credere..." Mi giro pr guardare il cielo.
"Neanche io a dire la verità!" Charlie si stà rimettendo la maglia. Sawyer l'altra sera e ora Charlie.
"Passami i pantaloni... Per favore!" Gli chiedo continuando a guardare il cielo nuvoloso.
"Eh, si subito!" Si guarda intorno e li prende a qualche metro da dove stiamo noi, me li tira, e più precisamente mi colpisce in testa.
"Hey Rockstar Fallita mi hai fatto male!" Dico afferrandoli e cominciando a metterli.
"Oh, Scusa Principessa sul Pisello!" Dice un po' acido.
"Devo ridere? No perchè non colgo il lato divertente della batutta...!" Lo fisso dritto negli occhi, e scoppiamo a ridere.
"Shannon.. Shannon!"
"Cosa vuoi Boone?" Mi giro di scatto.
"Ci dobbiamo imbarcare..."
"Si lo sò lo sò..." Sbuffo.
"Dai è di là.." Mi prende per un polso.
"Ok, però c'è la boutique di di Luise Vouitton..." Dico facendo il broncio.
"Dai ti prometto che a Los Angeles faremo razzia in ogni negozio possibile...Ma ora vieni, che senò perdiamo l'aereo!" Mi dà un bacio sulla fronte e ci incamminiamo verso il Check-In.
Stò tranquillamente seduta in riva al mare, la testa mi gira forte. Tutta quella eroina, tutta nel giro di due giorni, comincio a sentire il post-divertimento. Ho come de sensi di vuoto, mi sembra che l'isola si muova lentamente con movimenti roteatori. Decido di alzarmi, devo trovare un'altra statuetta, anche perchè Charlie c'è andato giu pesante, e in due abbiamo finito tutto. Certo che potevano riempirla di più.
Torno alla spiaggia, Jack, Kate e Locke stanno ancora indaffarati per la botola. Sayid, Sayid... Non mi frega niente dove cavolo è. Ma ecco che davanti agli occhi mi si para una visione. Claire, senza il bamboccio, che stà riempendo le bottiglie del'acqua.
"Ciao!" L'avvicino sorridendo.
"Ciao..." Alza la testa e mi fissa, ma torna subito a guardare le bottiglie che ri riempono.
"Hai visto Charlie?"
"No, dà stà mattina..."
"Potresti ridargli questo?" Gli porgo uno dei suoi polsini.
"Ah, Si.." Lo prende in mano e lo guarda.
"Grazie..." Mi avvio verso la giungla. "Ah Claire..." Mi giro verso di lei.
"Dimmi"
"Tientelo stretta la RockStar fallita, a letto quando è strafatto ci sà fare a letto!" Sorrido, faccio un paio di passi all'indietro, voglio godermi la sua espressione.
"Ti sei mai drogata?"
"Cosa?"
"Ti ho chiesto se ti sei mai fatta..."
"Boone..."
"Shannon.."
"Ma che ti interessa scusa?"
"Beh avremmo davanti a noi un lungo volo..." Sorride.
"Una volta, con il mio terzultimo ragazzo mi ha fatto provare la Coca." Gioco con la collanina.
"E hai continuato?"
"Ma che ti importa a te?" Chiedo stufa, da questo giochino.
"Ok, Ok... La smetto..."
"Charlie!" Lo chiamo metre stà andando alla spiaggia. Si gira, ma non si ferma continua per la sua strada. "Charlie!" Urlo ancora più forte, comincio a inseguirlo, lui aumenta la velocità dei suoi passi. "Cazzo fermati!" Urlo ancora, siamo nelle vicinanze della spiaggia, lui si blocca.
"Cosa vuoi?" Sbotta venendomi incontro.
"Hey! La nostra stupenda amicizia dove è finita? Chiedo sarcastica.
"Si può sapere cosa diavolo vuoi da me ora?" Mi guarda male, mamma mia, che si facesse una dose, è insopportabile.
"Voglio sapere dove l'areo..."
"Ah beh, se penso che ti dico come suicidarsi.. Scordatelo!"
"Cazzo Charlie! Devi dirmelo..."
"Devo? Devo cosa? Non ti devo niente bella mia!"
"Va beh, lascia perdere, figuriamoci se per una volta potevi essere utile..." GLi dò una spinta sulle spalle, e comincio ad avviarmi nella giungla, lui mi urla qualcosa dietro, ma non riesco neanche a capire cosa.
Mi sono attenuta alla trama postata nel forum, ora Shannon parte alla ricerca dell'areo, e comincierà a entrare in crisi d'astinenza... A voi la parola! *_* Se c'è qualcosa che non và ditemelo che modifico. Ho cercato di mentenere le situazioni aperte, cosi i diretti interessati posso continuare come vogliono... ^_^
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giovedì, 27 luglio 2006 |
postato da ShannonR
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Questo stupido ometto mi stà giudicando? Osa giudicare me? Colui che... Colui che aveva nascosto nel suo zainetto la statuetta? Poi difende quella scialba della slavata. E il suo bamboccio... Che illuso, ma penas realmente che Claire lo voglia avere vicino? I suoi dicono che infondo lo sà, ma le sue parole no, le sue parole vogliono farmi credere che lui ha la situazione sottocontrollo, vogliono farmi credere che è tutto ok.
Ecco che fissa le mie mani, ecco che fissa il suo desiderio. Ma va via.
"Hai paura... di cadere in tentazione?!" Dico seguendolo. Lui accellera il passo.
"Lasciami stare, figlia del demonio!" Mi dice. Non riesco a capire se è ironico o dice sul serio. Faccio le spallucce, e continuo a seguirlo. Ma quando vedo che và dalla slavata, mi prende come una sensazione di nausea.
"Shannon dai provala...."
"No, l'erba si.. Ma l'eroina no.." Dico scansando quella bustina bianca da davanti gli occhi.
"Eddai..."
"No!" Mi alzo a prendere na boccata d'aria. Sento i suoi passi venire verso di me.
"Dai piccola... Tieni..." Mi porge quel bicchiere, quel bicchiere che adoro. Ruhm e Coca.
"Grazie..." Dico sorridendo.
"L'alcoolico dei casti.." Mi dice ridendo,
"Giusto quello..."
La testa comincia a essere leggera, senza pensieri ne problemi... Oh che spettacolo, le stelle brillano più luminose del solito e il mio lui è tremendamente irresistibile.
"Shannon!" è Jack.
"Accidenti!" Bisbliglio mentre mi giro, cercando una possibile via di fuga.
"Dobbiamo parlare..!"
"Eh che c'è?!" chiedo scocciata.
"Devi finirla con la droga..."
"Che droga?"
"Ma non prendermi in giro Shannon!"
"E non rompermi le scatole Clark Kent!"
"Ma io lo dico per il tuo bene..."
"Senti Jack, ne riparliamo va bene? Ora non è il caso.."
Dico incamminandomi verso di lui, per urtarlo, per sbaglio (?!?!), e poi adare verso la spiaggia.
Il vento si stà alzando, e posso sentire profumi lontani, profumi che non sentirò mai più.
"Facciamo un bagno?"
"Boone!" Bisbiglio guardandolo negli occhi. Gli salto al collo, lo abbraccio, ecco che torna quel profumo, Ultraviolet di Pakoraban... Dio come mi piace...
"Pensavi che ti avessi abbandonato l'ennesima volta?!" Mi dice stringendomi forte a se.
Io annuisco. "Piccola ora sarò per sempre con te..." Mi dice guardandomi con queli occhi, blu come l'acqua cristallina dell'oceano.
Mi spoglio ripiego i miei vestiti, e ci appoggio sopra un masso in maniera che il vento non li porti via. Boone fà lo stesso. Ora non sono più sola.
"Hey ma dove sei stato queste settimane?!" Chiedo, mentre comincio a camminare nell'acqua gelida.
"Sono stato a cercare i cinghiali, e sono voluto stare un po' per conto mio..." Mi dice tuffandosi subito dentro l'aqua. Fà qualche bracciata e riemerge.
"Boone ma è gelida, aspettami..!" Gli dico urlando.
"Dai lumaca! Raggiungimi! Non avrai mica paura di un po' d'aveua fredda?!" Mi dice venendo verso dime. E piu si avvicina e piu comincia a schizzarmi, io mi giro cercando di parare l'acqua, ma non ci riesco. Appena mi è a due centimetri, mi abbraccia, e mi bagna tutta, per poi trascinarmi sott'acqua con lui. Il mio corpo comincia ad abituarsi a quella temperatura, e poi ora che Boone è con me non ho piu paura di niente. Mi lascio cullare da lui...
"Ma sei mahttha!" Sayid mi sta sventolando le mani davanti al viso. Mi scuote, e urla.
"Ohhh Ma che c'è?" Dico aprendo gli occhi. Lo vedo è davanti a me, è tutto fradicio e ha il fiatone.
"Chome che c'hhè?" Mi dice icredulo. Quel suo accento stà tornando alla ribalta.
"Si che c'è?" Dico scocciata, ma solo ora mi accorgo di essere distesa sulla sabbia, con addosso una giacca di Sayid. Ma Boone? S ene è andato senza salutarmi... non è giusto..
"Se non fossi passato di qua, per cercarti, a quest'ora eri morta!" Mi dice aggressivo.
"Ma che dici..." Comincio a ridere, la situazione stà diventando esilarante.
"Shannon, mi dai la droga?!"Mi dice con un tono di voce imperativo.
"e chi sei babbo natale?" Rispondo seccata, ora stò diventando noiosa la faccenda.
"Shannon hai rischiato di morire..." tenta di spiagarmi.
"Come tutti, come Boone, come il tizio della dinamite, come tutti noi del volo.." Comincio a urlare. Mi alzo di scatto, non badando di essere rimasta in reggiseno e mutandine. Sayid mi guarda, mi fissa, e non dice una parola.
"Vai viaaaa! E non cercarmi piùùù..." Gli urlo lanciandogli la giacca.
Cerca di controbattere, ma non ci riesce. Io prendo i miei vestiti, e vado qualche metro piu giu per cambiarmi.
"Che hai messo nel bicchiere?!" Chiedo incuriosità. Lui mi bacia. Mi sorride amorevolmente.
"Bevenuta nel tuttel, della dama bianca... Lady Eroina..." Mi dice suggellando quel momento con un bacio di passione pura.
"Voglio la statuetta..."
"Oh ma che è tutti religiosi oggi?!" Dico girandomi verso Charlie.
"Ma... Butta via quelle striscie...!" Mi dice con un tono severo, ma i suoi occhi lo tradiscono.
"Charlie..." dico sorridendo,
"Shannon, ma lo vuoi capire che ti uccidi lentamente cosi?!"
"O mi diverto realmente.." dico facendogli cenno di sedersi.
"Shannon sul serio... Sò quello che dico..."
"Shhhhhh" Dico portandomi il dito alla bocca, è sporco di droga, faccio il segno delle mie labbra, e la bianca polvere si deposita su di esse. Brucia, ma non mi interessa, sono altri i dolori della vita. Delicatamente poggio il cd spezzato a terra, e mi avvicino a carponi verso charlie. Lui cerca di allontanarsi, ma sbatte contro la corteccia di un albero. I suoi occhi ora hanno preso le senbianze del terrore, ma non mi interessa e lo bacio. Lui all'inizio resiste, si dimena, ma fà il grande errore di protestare, apre la bocca, allora quel bacio, lo trasformo in passione pura. Deve sentire che effetto fà la dama bianca allo stato puro.
Sento pian piano che si tranquillizza, il suo cuore batte forte, e io posso staccarmi da lui, lo guardo compiaciuta.
"Sei proprio una troia!" Mi dice pulendosi con il dorso della mano la bocca.
Io mi metto a ridere.
Dopo qualche minuto di silenzio, lui si alza, penso che se ne vadam che vada a piangere dalla sua Clare, ma invece si siede vicino a me, e fissa il vuoto. Ha lo stesso sguardo di chi dentro di sè stà ospitando un duello, il duello finale tra il bene e il male. Ma il bene questa volta ha un aiutante me.
Prendo il cd, e cerco di formare 4 righe lunghe circa 7 cm. Charlie le osserva famelico. Sò che la vuole, sò che è tentato. Sò.
"Hey..." Lui si gira e mi fissa. In silenzio.
Io comicio a tirare su una riga, lentamente, per fargli vedere, ricordare che effeto fà sentire questa carica di di adrenalina pura. Tiro su velocemente l'altra. Lui ancora mi stà fissando. Mi prende l'appoggio con le strisce. Lo fissa. Guarda me, l'eroina e la foresta. Di continuo. Stà cercando di resistere al massimo delle sue possibilità.
Ma eccolo il Charlie che mi piace. Il Charlie che sà rischiare, e il Charlie che non è andato a chiedere aiuto alla slavata.
"Ohhhhh" Dico sorridendo.
Lui si gira e continua a fissarmi in silenzio, anche quando ha tirato su le due righe non ha fatto un verso ha solo sospirato. Deve essergli costata cara questa decisione. I nostri sguardi si incrociano l'ennesima volta. Io sorrido. Lui no. Mi attira cosi. Molto. IN un secondo gli sono letteralmente sopra, siamo sdraiati a terra, e cominciamo a rotolare, una gara tacita a chi vuol prendere il 'comando' e stare sopra. Cominciamo a ridere, il gelo che ci circondava si è sciolto. Le nostre bocche si sfiorano, e io non sò dire se lui mi ha baciata o se lo sono stata io... Ma quel bacio è stato instintivo e primitivo.
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lunedì, 24 luglio 2006 |
postato da CharliePace
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Guardo Claire allontanarsi e non appena è abbastanza lontana, sposto il mio sguardo su Shannon.
«Che diavolo vuoi, Shannon?» le chiedo irritato dal modo in cui mi ha chiamato.
«Nervosetto, eh? Non volevo far andare via la tua bella...» mi risponde con aria innocente.
«Ti ho chiesto che diavolo vuoi...» ripeto facendo un passo verso di lei.
Non è giornata oggi. Perchè certa gente non capisce quando non è il momento di stressare? Già ho trattato male Claire senza motivo e mi sono sentito abbastanza uno stronzo. Le mie cose sono sparite e non ho la più pallida idea di chi le abbia prese. E la bionda mi sta facendo saltare i nervi.
«Cosa ne dici di calmarti?» mi dice Shannon sedendosi sulla sabbia.
«Cosa ne dici di andartene?»
La prendo per un braccio e cerco di farla alzare, ma è praticamente un'impresa impossibile. Ha deciso che deve stare seduta fuori dalla mia tenda, e lì starà.
«Ehi, mi stai facendo male...»
«E allora te lo ripeto...perchè non te ne vai? Così non ti faccio male, tu sarai contenta e lo sarò anche io...»
La ragazza iniza a ridere, apparentemente senza motivo.
Chissà cosa le passa in quella testa bacata.
«Non me ne posso andare...» mi dice tra le risate.
«Ah no? Vogliamo vedere? - le rispondo con aria di sfida - E poi si può sapere perchè diavolo ridi?»
Ormai sto praticamente urlando, sto davvero perdendo la pazienza. Il comportamento di Shannon è davvero irritante, sta lì, inchiodata fuori dalla mia tenda e ride senza motivo.
La ragazza smette per un attimo di ridere e sembra essere ritornata seria.
«No, non posso andarme...ho fatto un voto...»
«Un voto?» le chiedo senza capire, inarcando un sopracciglio.
«Sì...un voto alla Madonna...»
Rimango letteralmente a bocca aperta. Come ho fatto, come ho fatto a non capirlo subito?
«Ssssshh non dirlo a nessuno, però!» mi dice portandosi un dito davanti alla bocca, ad indicarmi di stare zitto, e riprendendo poi a ridere.
«Lo vedrai presto cosa voglio fare...»
La mia presa sui polsi di Lily è salda, sono sopra di lei e inizio lentamente a baciarle il collo.
Lei cerca di liberarsi, ma io sono più forte.
«Charlie...» continua a ripetere, mentre cerca di respingermi.
Lentamente arrivo a baciarle il seno, lascio andare un braccio di Lily per slacciarle la camicetta. Ma lei approfitta di questa mia debolezza per respingermi via con tutta la forza che ha, dandomi una ginocchiata nelle parti basse.
«BASTA!» urla lei con la voce rotta dal pianto, mentre io sono accasciato sull'altro lato del letto.
«Charlie...perchè l'hai fatto?» continua poi, mentre ormai piange disperata, in ginocchio sul letto, la camicetta mezza slacciata e i capelli spettinati.
Mi volto a guardarla, e solo vedendola così, solo ora mi rendo conto di quello che stavo per fare, di quanto io faccia schifo e di quanto quella roba mi abbia rovinato.
«Lily...» inizio a dire, ma non riesco a continuare la frase perchè le lacrime me lo impediscono.
«Shannon..shannon, devi smetterla subito, smetterla con quella roba...» dico prendendo la ragazza per un braccio e alzandola di peso. Non mi importa se le farò male, non mi importa di niente. L'unica cosa che mi interessa è che Shannon la smetta, e subito.
«Lasciami! Mi fai male, te l'ho già detto!»
«Non me ne frega niente se ti faccio male...» dico tirandola dietro di me in mezzo alla foresta, dove nessuno ci può vedere nè sentire.
«Ascoltami bene - le dico quando ormai siamo abbastanza lontani dal resto del gruppo - la devi smettere Shannon, la devi smettere con quella roba...»
La prendo per le spalle, guardandola fissa negli occhi.
«...tu non sai quante stronzate ti porta a fare, tu non sai quanto schifosa diventerà la tua vita...»
La ragazza mi guarda, poi abbassa lo sguardo. Sembra pentita, sembra che il mio discorso stia funzionando.
E invece dopo un attimo scoppia a ridermi in faccia.
«Ahahahah senti un po', razza di rifiuto della società...come ti permetti di farmi la paternale, eh? Ti rendi conto di quello che stai dicendo? Tu che sei stato un tossico per anni, e secondo me lo sei ancora, vieni a dirmi che devo smetterla con quella roba...ma fammi il piacere...»
Chiudo gli occhi, insipiro profondamente. La tentazione di prenderla a schiaffi è davvero forte, ma non posso farlo.
«Shannon, finiscila, non sai quello che stai dicendo...e poi appunto perchè ho fatto uso di quella roba per anni, so esattamente quanto faccia schifo...»
«Ma non ti vergogni? Sei patetico...ora cerchi di portarmi sulla retta via perchè non sei riuscito a rimanerci tu stesso? E poi guardati intorno...questo posto fa schifo e questo è l'unico modo che abbiamo per renderlo migliore...» mi dice tirando fuori dalla tasca qualcosa che riconosco subito come l'eroina che c'era nella stauetta.
«Non fa poi così schifo, Shannon...insomma c'è Claire, c'è Aaron...e tu hai Sayid, no?»
Cerco di toglierle l'eroina di mano, ma lei è più veloce e ritrae la mano dietro la schiena.
«Cerchi di fregarmi, forse? Comunque se ti accontenti di una slavata e di un figlio che non è tuo...fai te... - sorride - Sayid? Non va poi così bene...ma questa è un'altra storia, Charlie.»
La guardo con occhi pieni d'odio. Non si deve permettere di parlare così di Claire e Aaron.
«Lily...Lily, mi dispiace...» dico mentre mi allungo una mano verso di lei, per accarezzarla. Ma lei si ritrae.
«Non mi toccare...Charlie...dimmi solo perchè...»
Ormai le sue guance sono rigate dalle lacrime e dal mascara, non cerca più nemmeno di trattenersi.
Abbasso lo sguardo, non so cosa dire. Mi vergogno immensamente di me stesso, di ciò che ho fatto, di ciò che stavo per fare. Ma non posso dire a Lilian cosa mi ha portato a questo punto, non posso. Non posso dirle che ormai da tempo sono dipendente dall'eroina.
«Lily...io...»
«Vattene Charlie. Esci di qui e non farti mai più vedere.» mi dice indicando la porta e l'unica cosa che posso fare è andarmene.
Esco dall'albergo, piove. Non ho niente per coprirmi ma poco importa.
Mi siedo sul bordo di un marciapiede e piango, piango mentre la pioggia cade sulla mia testa.
«Non ti permettere...» le dico con un sibilo, abbassando lo sguardo.
«Di fare cosa? Di dirti come stanno le cose realmente? Quella ti sta solo usando Charlie, ha preso il primo cretino che le si è affezionata solo perchè ha bisogno di qualcuno che badi a suo figlio...che gli faccia da padre...»
Non riesco a controbattere, troppo impegnato a trattenere le lacrime.
«Non dirmi che non ci avevi mai pensato, eh...è così palese...chi vuoi che si preoccupi di te, Charlie? A nessuno importa niente...soprattutto alla mammina...troverà presto qualcun altro con cui rimpiazzarti...»
Nella sua mano ancora l'eroina, che attira inevitabilmente la mia attenzione...
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venerdì, 21 luglio 2006 |
postato da JamesSawyerFord
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Sono nella mia tenda e fuori c’è un chiasso infernale, cazzo siamo nel cuore della notte e la gente ha ancora tutta questa voglia di parlare?
Rimango a fissare il nulla fino a quando sento un rumore e vedo il telo che uso per coprire l’entrata del mio rifugio che si sposta, poco dopo appare la testa di Shannon.
“Hey Barbie…ci siamo beccate una bella lavata di testa eh?” le dico e lei inclina la testa guardandomi male “Su su non fare quella faccia il soldatino si preoccupa per te tesoro…!” continuo e lei entra lasciando ricadere il telo alle sue spalle.
“Il soldatino rompe…” mi dice mentre si inginocchia e inizia a guardarsi in giro prendendo in mano qualche libro e inizia a leggerne i titoli.
“Posso fare qualcosa per te tesoro? Perché è notte e non mi dispiacerebbe dormire…” le dico leggermente scoccia dal suo fare invasivo.
“Su cowboy…non hai niente di meglio da fare che dormire?” esclama lei con una risata.
Sta forse giocando con il sottoscritto? La piccola Britney Spears sta forse cercando di ottenere qualcosa?
“Al momento no…forse mi servirebbe un po’ di ispirazione…” rispondo io.
“Beh allora sei fortunato cowboy…sono un’ottima fonte di ispirazione io…” dice a bassa voce avanzando fino ad essere sopra di me che sono ancora disteso e non avevo avuto tempo di muovermi.
Le sue mani vanno subito alla cerniera dei miei pantaloni.
“Hey Britney…mi ammazzano se ti lascio fare ti testa tua…” le dico fermandole le mani, senza in realtà alcuna convinzione.
“Sawyer…Sawyer…hai paura di Jack? Dell’onnipotente Jack…” inizia a dire lei e penso mi basti quello per prenderla e sbatterla di peso distesa contro di me.
Inizio a baciarla, spinto da desiderio e forse dall’astinenza più che da una vera e propria attrazione…
“Lo vedi che sono un’ottima ispirazione…” ride la piccoletta mentre mi sfila la maglietta.
“Sei proprio una puttanella lo sai?” continuo io, mentre le tolgo la camicia facendo saltare qualche bottone.
“Faccio del mio meglio cowboy…” risponde con uno sguardo malizioso.
“I soldi sono sul comodino…” dico andando verso la porta.
“Non sono una puttana Sawyer riprenditeli…” dice lei ridendo.
“Per il disturbo tesoro…” le rispondo mentre lei si alza mettendosi addosso l’osceno vestito nero.
“E’ sempre un piacere rivederti cowboy…” esclama passandomi una mano sulle spalle “E adesso dove te ne vai?”
“Sto cercando delle persone…”
“Come siamo misteriosi…”
Rido. “Non è una gita di piacere…”
“Oh non ne dubitavo…” scherza lei “Alla prossima allora!”
“Alla prossima tesoro…”
Sono sulla spiaggia, è mattina, mattina inoltrata e sono già quasi tutti svegli. Shannon sarà ancora nella mia tenda probabilmente, la piccola puttana ci sa fare…dopo non so quanti giorni il suo atteggiamento è stato più che gradito…
“Sawyer…!” la voce di Jack risuona alle mie spalle
“Hey dottore…che piacere vederti così di prima mattina…” esclamo con tono ironico…
“Hai visto Shannon?”
“La piccola Barbie…no…” rispondo senza staccare gli occhi dal mare.
In quel momento però vedo la testa del dottore che si gira “E allora perché cazzo sta uscendo dalla tua tenda Sawyer?” tuona.
“Vai a chiederglielo, magari ha più risposte di me Dr.Superman…” dico alzandomi e lui mi prende per un braccio.
“Non prendermi per il culo Sawyer…cosa…”
“Invidioso del fatto che qualcuno su quest’isola combina qualcosa?”
“Ha diciannove anni Sawyer…”
“Ti assicuro che come esperienza ne ha molti di più…” gli dico prima di allontanarmi da lui diretto verso non so dove.
E’ buio e nella casa ci sono solo un paio di luci accese, sono le 10 di sera, staranno riordinando la cucina, lui, il figlio di puttana che ha ucciso Diana e la sua simpatica famigliola.
Non so perché tutto questo accanimento contro di lui, non era amore con lei, ma stavo bene, meglio che qualunque altra donna avessi mai avuto.
Non faceva domande, non era possessiva, non chiedeva nulla di più di quello che ero disposto a dare…e le donne spesso fanno fatica a comprendere queste richieste…
Scendo dalla macchina e tolgo la sicura dalla pistola e mi avvio verso la porta d’ingresso, prendo la mira e faccio saltare la serratura…siete morti…
“Sawyer!” la voce di Kate mi fa voltare.
“Hey lentiggini…”
“Ti sei fatto Shannon?” mi chiede e sembra davvero arrabbiata.
“Come è piccola quest’isoletta…le voci girano eh?” rido io
“Sawyer cazzo ha dicia…”
“…diaciannove anni…sai non ricordo più quanta gente me l’ha detta questa cosa…” la interrompo e lei mi fissa, furente.
“Fai schifo Sawyer…” esclama mettendosi le mani sui fianchi.
“Hey lentiggini è stata lei a catapultarsi nella mia tenda e a mettermi le mani nei pantaloni, cosa avrei dovuto fare rifiutare schifato?” le dico e lei scuote semplicemente la testa.
“Pensavo avessi più cervello…”
“…a volte è qualcos’altro a comandare al posto del cervello…” rispondo alzandomi “Ti sei fatta aspettare un po’ troppo lentiggini…” concludo entrando nella giungla.
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venerdì, 21 luglio 2006 |
postato da ClaireLittleton
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Da lontano vedo Charlie davanti alla sua tenda, con le mani sui fianchi e lo sguardo irrequieto.
“Che succede?” gli chiedo avvicinandomi.
“Niente” mi risponde, ma non potrebbe essere più chiaro che sta mentendo.
“Dov’è Aaron?” mi chiede subito dopo.
“E’ con Hurley e Sun, sta dormendo” gli dico, cercando di decifrare il suo sguardo.
“Cerca di non allontanarti troppo da lui” mi dice girandomi un’occhiata di avvertimento.
“Charlie… è solo 200 metri più in là… con due persone fidate che stanno badando a lui…” mi giustifico.
“Non c’è nessuno di fidato su quest’isola…” ribatte lui passandosi nervosamente una mano tra i capelli.
“Cos’è successo?” gli chiedo ancora avvicinandomi a lui.
“Ti ho detto che non è successo niente!” scatta nervosamente. Lo guardo con aria interrogativa e un po’ spaventata. Charlie non si è mai comportato così, non è da lui reagire in questo modo. È chiaro che c’è qualcosa che non va, è altrettanto chiaro che sta nascondendo qualcosa.
Mi allontano lentamente facendo qualche passo all’indietro, continuando a guardarlo, lui ha gli occhi fissi davanti a sé, ho come la sensazione che non abbia il coraggio di guardarmi. E questo mi spaventa. Non so cosa mi nasconde, ma qualunque cosa sia a questo punto mi fa paura.
Lui gira lentamente la testa verso di me, nei suoi occhi smarrimento, diffidenza, imbarazzo, paura… o forse qualcosa di più forte… forse addirittura terrore…
“Thomas, tutto bene?” chiedo al mio ragazzo che è seduto sul divano con lo sguardo perso nel vuoto.
“Si si” mi risponde lui con una voce assente, abbozzando un sorriso forzato.
“Sei… sicuro?” riprendo, poco convinta.
“Ti ho detto di si, Claire! Non essere sempre così ossessiva e apprensiva!” reagisce lui un po’ troppo bruscamente.
Io lo osservo e mi fermo un attimo a pensare prima di parlare ancora. Lui non mi guarda, è girato dall’altra parte, si comporta come se avesse paura di incrociare i miei occhi.
“Thomas… sei strano in questi giorni… non cercare di nasconderlo…” gli dico lentamente, sollevando gli occhi verso di lui, che continua a non rivolgermi lo sguardo.
“Sono… stanco… stressato…” mi risponde lui un po’ infastidito. “Troppe cose da fare, troppi pensieri, troppe preoccupazioni… non… non riesco a starci dietro…”
“Hai… hai dei ripensamenti? Sulla scelta che abbiamo fatto, intendo… tra 4 mesi nasce il bambino e…” chiedo con un filo di voce, chiudendo un attimo gli occhi prima di parlare… ho paura della risposta.
“No… no…” mi risponde un po’ infastidito e un po’ incerto, o almeno non con la sicurezza che vorrei. “Ho un po’ paura, questo si… sai, le responsabilità non sono poche… ma… credo che sia un po’ spaventata anche tu, no? Mi sembra normale, no?”
Io annuisco e apro la bocca per parlare ma lui mi interrompe.
“Devo andare, è tardi” dice improvvisamente, alzandosi di scatto.
“Dove?” domando io stupita.
“Devo… devo vedermi con Mike. Non te l’avevo detto?” mi chiede, mentre si avvia verso la porta di casa.
“No… veramente no…” rispondo un po’ confusa.
“Beh, te lo dico ora… Devo andare, mi sta aspettando. Non aspettarmi alzata perché faccio tardi” mi dice prima di uscire.
Non faccio in tempo a dire una parola prima che la porta si chiuda.
“Ok… deduco che ti devo lasciare in pace…” dico a Charlie mentre mi allontano.
“No… Claire… aspetta…” esclama facendo un passo verso di me, e poi fermandosi. Ci scambiamo uno sguardo, poi lui abbassa gli occhi… sembra che qualcosa lo preoccupi.
“Hey rockstar fallita!” sento dire improvvisamente e mi giro d’istinto. Shannon è in piedi a pochi passi da noi e sta guardando Charlie con aria di sfida.
Lui è chiaramente spaventato e imbarazzato.
“Claire, allontanati!” mi dice improvvisamente, e io lo guardo perplessa.
“Che c’è, Charlie? Non capisco…” reagisco confusa.
“Allontanati! Vai da Aaron!” insiste lui.
“Ma perché? Che sta succedendo??” riprendo io.
“CLAIRE! Per favore! Fidati di me!” alza la voce.
Lo osservo un po’ smarrita, ma lui ora è rivolto verso Shannon e la sta guardando con aria determinata. Mi giro verso di lei, che ha le braccia incrociate e gli occhi fissi su Charlie. C’è qualcosa di strano nel suo sguardo… qualcosa che non riesco a decifrare.
Mi allontano senza dire una parola e mi incammino verso Hurley e Sun che stanno tenendo Aaron. Quando sono abbastanza lontana mi giro verso Charlie e Shannon e vedo che sono uno di fronte all’altro e stanno discutendo animatamente.
Mi chiedo cosa stia succedendo… mi chiedo sempre più cose su questa dannata isola, e ottengo sempre meno risposte…
Sento dei rumori nella notte e mi sveglio improvvisamente. Guardo la radiosveglia sul comodino, sono le 4 e 13. Nella penombra vedo la sagoma di Thomas che entra in camera e inciampa nella sedia.
“Ma porca…” lo sento esclamare sottovoce e accendo la luce.
“Ti ho… ti ho svegliato…” dice lui guardando nella mia direzione.
“Non importa…” farfuglio io con la voce un po’ impastata. “Hai fatto tardi…” aggiungo.
“Te l’avevo detto che avrei fatto tardi, no???” reagisce lui talmente sulla difensiva da risultare aggressivo.
“Ok… ok… scusa… non innervosirti” gli dico tirandomi su, mentre lui si lascia cadere sul letto accanto a me.
“Thomas…” lo chiamo dopo qualche istante, ma lui non risponde. Si è già addormentato. Ha addosso un inconfondibile odore di alcool.
Rimango lì con i miei pensieri, i miei dubbi. Istintivamente mi passo una mano sulla pancia. Sono spaventata, ora come non mai. Non voglio ammetterlo, non voglio accettarlo, ma in fondo, dentro di me, lo so che sta per lasciarmi…
Ho appena dato da mangiare ad Aaron e ora lo sto tenendo tra le mie braccia. È sveglio ma è tranquillo, non piange, sembra sereno. Lo guardo e non posso fare a meno di sorridere, nonostante tutti i pensieri e le paure che mi passano per la testa. Non riesco a smettere di pensare a Charlie, al suo comportamento, a quegli sguardi con Shannon…
“Posso tenerlo un po’?” sento dire all’improvviso e sobbalzo leggermente. È Charlie, ero soprapensiero e non l’ho sentito arrivare. Si siede accanto a me e mi guarda con un sorriso, anche se sembra un po’ a disagio.
“Charlie… cosa ti è preso? Si può sapere che sta succedendo?” gli chiedo irritata. Mi dà fastidio che ora si comporti come se niente fosse.
“Mi dispiace, Claire… scusami” mi dice lui dolcemente.
“Non voglio che ti scusi, voglio che mi spieghi cos’è tutta questa storia!” ribatto alzando la voce.
“E’ che… è che… la verità è che non trovavo il mio cd… l’ho perso… era il nostro primo demo… ci tenevo davvero tanto…” mi spiega.
“E perché non me l’hai detto subito che si trattava di quello??” domando io.
“Perché pensavo… pensavo che non potessi capire… la gente normalmente trova stupido che la musica sia così importante per me…” si giustifica.
“La gente?? E io sarei “la gente”?? Credi che io non ti conosca abbastanza per capire quanto può contare per te una cosa del genere?” gli chiedo, mentre dentro di me sento che qualcosa non quadra… c’è qualcosa di strano, o forse sono io che sono diventata irrimediabilmente diffidente verso tutto e tutti.
“Scusa… lì per lì ho pensato che non avresti potuto capire…” farfuglia lui gesticolando.
“E Shannon?” incalzo io. “Che sta succedendo con lei?? Perché mi hai mandato via? Perché vi comportavate in quel modo??”
“Shannon… Shannon si sta comportando in modo strano ultimamente… Stai… stai distante da lei e non fidarti di niente di quello che ti dice” esclama guardandomi negli occhi, e io lo guardo confusa.
“Da quando è morto Boone...” continua, “...ha dei comportamenti strani e non voglio che si avvicini a te o ad Aaron, non mi fido, mi fa paura”
Lo guardo con sospetto, ma lui mi sorride.
“Hey Claire… mi perdoni? Dai...” mi chiede con lo sguardo del ragazzino che ne ha appena combinata una grossa ma che farebbe qualsiasi cosa per farsi perdonare. Mi scappa un sorriso e lui allunga le mani per prendere Aaron, che ride tutto contento quando si ritrova in braccio a lui. Li osservo, sono davvero carini, e Charlie sta guardando il mio bambino con un amore negli occhi straordinario, con un’espressione dolcissima. Per qualche istante la mia diffidenza scompare, e non ho voglia di farla ritornare… voglio tenerla distante, voglio essere serena, almeno per una sera…
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martedì, 18 luglio 2006 |
postato da ShannonR
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“Penso proprio che dovrai cambiare un paio di cose nella tua vita.”
“Cosa?!” Dico asciugandomi le lacrime.
“Casa ad esempio…” Mi dice guardandomi con aria di sufficienza.
“Casa?!?” Ripeto stordita.
“Ma che sei artistica che devi ripetere quello che dico io?!” La sua voce è fredda.
“Ma non riesco a capire…” Sono disorientata, non riesco a collegare le sue frasi, io? Cambiare casa?
“Non mi stupisce…” Mi dice inarcando il sopracciglio. “Devi andare via da qui… Questa ora è diventata la mia casa… Ci staremo io e mio figlio. Logico ti darò un po’ di tempo, non sono cosi mostruosa da lasciarti in mezzo a una strada…” Mi sorride. Il suo sorriso è così finto, cosi nauseabondo.
“Ma No!” Dico urlando. Non ci posso credere che lo stà facendo. Mi stà buttando fuori da casa mia, dalla casa dove ho vissuto per 15 anni….
“Oh si mia cara…” Beve un sorso di thé, si scosta la retina nera del cappello. “Ora che tuo padre è morto, non voglio più soffrire, devo riuscire a dimenticare e togliere tutto quello che apparteneva a lui… Sai… Un nuovo modo di elaborare il lutto, e tu… e tu sei una copia sputata di tuo padre…”
L’effetto dell’eroina, non ricordavo più il suo effetto, niente problemi, niente preoccupazioni, e anche se sei confinato in un isola deserta, tutto ti sembra perfetto. La mancanza di tuo fratello ti risulta più sopportabile, e intorno a te risulta migliore.
Sono stata abbracciata a Sayid per dieci minuti, lui mi ha stretto forte a se, e mi sono sentita sicura per la prima volta da quando è morto Boone.
Sento un braccio cingermi le spalle, sento un profumo.. “Ultraviolet…” Dico sussurrando, qui alle grotte stanno dormendo tutti meno che io. Mi giro di scatto. È lui, è tornato, è tornato per me.
“Bonne!” Dico a voce alta, ma lui mi fa cenno di stare in silenzio. Lo abbraccio, non è un sogno è qui vicino…
“Shannon come stai?!” Mi dice accarezzandomi i capelli.
“Bene..Bene..” Le lacrime mi escono da sole dagli occhi, comincio a tremare.
“Mio Dio, ero in pensiero… Scusami, Scusami se… Se… ti ho lasciato sola..”
“Oh Boone… Tranquillo…” Dico sorridendo. “Ora sei tornato” Dico dolcemente. Una dolcezza che non credevo di possedere.
“Shannon tutto bene?!” Una voce da dietro la parete rocciosa stà venendo verso di noi. Mi giro verso Boone.
“Non posso farmi vedere… Forse tornerò.. Stà attenta a tutti, mi raccomando….” Mi dice dandomi un bacio sulla fronte. Cerco di fermarlo ma non ci riesco… “Noooo” Un urlo che mi muore in gola. Forse non lo vedrò mai più.
“Shannon tutto bene?!” è Jack, deve aver corso per venire qui, ha un po’ di fiatone.
Istintivamente afferro il coltello, e mi alzo verso di lui.
“Ohhh – Ohhhh” Mi dice indietreggiando e mattendo le mani avanti, come per farmi segno di stare calma. “Calmati..”
“Calmarmi un corno… L’hai mandato via, per l’ennesima volta, hai permesso che se ne andasse…” Dico con tutta la rabbia possibile e immaginabile.
“Chi ho mandato via? Chi c’era con te?” Mi chiede il dottore da 4 soldi.
“Nessuno..” Dico scappando via verso la spiaggia.
“Shannoooonnnn!” Mi urla dietro il dottore, ma non mi fermo, non ho voglia di sentirlo predicare.
“Sei una puttana!” Gli grido. Non mi interessa se di là ci possono sentire. Non mi frega niente.
“Calmati Shannon… Non vorrai far rivoltare dentro la bara tuo padre?!” Mi dice con quel tono accondiscendente, che mi manda in bestia.
“Sei una puttana….” Dico fissandola. “Mio padre non è che morto da 2 giorni e già pensi a sbarazzarti della figlia!” Dico inviperita.
“Oh ma dai… Non la vedere così…”
“Siamo a funerale di mio padre, e tu già pensi di liberarti di tutto ciò che era suo, meno che i soldi…” Dico abbattuta. Non ci posso credere che lo stia facendo. Esco dalla cucina in lacrime, tutti mi osservano. Boone è seduto sul divano e mi segue con gli occhi.
“Una, due, tre, quattro, e e e e e e cinque.” Dico buttandomi a terra. La sabbia attutisce la caduta. Altre 5 strisce, e neanche ho finito il primo sacchetto.
“Shannoooon”
“Shannnnnooooonnn”
“Barbieeeeeeee”
Mi alzo appoggiandomi su un gomito, cerco di guardarmi intorno, qualcuno mi stà chiamando.
“Sono quiii!” Dico allegra, stà sera sono proprio ricercata!
“Eccola” Urla quello che mi sembra Sawyer.
“Ma perché non sei venuto da solo, stupido che non sei altro…” Dico a bassa voce, e interrompendo la frase quando vedo arrivare l’allegra brigata!
“Eccoti…” Mi dico tutti e tre fissandomi.
“Eccomi..” Li prendo in giro un po’.
“Ma cosa diamine è successo?!” Mi dice Jack, avvicinandosi a me.
“Cosa?!” Dico spostandomi lievemente all’indietro.
“Ti esce del sangue dal naso e dalla bocca…”
“Oh non è niente..” Dico prendendo una bottiglietta d’acqua e sciacquandomi il viso. “Vedi? Tutto a posto.” Dico sorridendo.
“Sai che prima hai quasi aggredito Jakc con un coltello?!” Mi chiede Sayid.
Mi giro verso di lui, e lo guardo stupita. “Io? Ma dai… Che siamo su Kandid camera?!” Dico ridendo. Ma nessuno dei tre ride. L’umorismo non dimora più in questa isola eh.
“Ma stai bene Barbie?!” Mi chiede occhi blu. Dio come lo spoglierei qui davanti a tutti, me lo violenterei all’istante, mi dà l’impressione che ci sappia fare a letto il nostro Sawyer.
“Benissimo… Avevo bisogno di un po’ d’aria, li alle grotte cominciavo a sentirmi soffocare.” Dico facendo la gatta morta. “Scusate.. Ma che ci fate in 3 qui?!” Dico sorridendo sia a Sayid che al dottore.
“Le tue urla ci hanno svegliato, e Jack era in pensiero per te!”
“Ohhhh, Ohhhh. Il dottore era in pensiero per me?!” Dico ironica.
“Si Shannon.” Mi dice serioso superman.
“Oh ma guarda… Non lo eri mica quando hai lasciato morire Boone!” Dico acida.
“Shannon sai benissimo che ha fatto il possibile.” Sayid e il suo tono da generale.
“Stai zitto te.” Dico stizzita. “Beh te biondino non hai nulla da dire?!” Dico girandomi verso quella sex machine.
“Senti, io stavo dormendo beatamente, quando il dottore qui presente mi ha svegliato, e mi ha detto di venirti a cercare…Se fosse stato per me, non sarei venuto.”
“Ok tana per Shannon” Dico alzando le mani. “ora che fate?!” Chiedo incuriosita.
Sono solo io che vedo l’assurdità della situazione?! No dico io.. Non si può essere libere qui dentro?
“Va beh Barbie, stai bene, anche se non mentalmente… Io me ne torno a dormire, a domani baby!” Dice Sawyer tornandosene verso la tenda. *Oh ci vedremo anche prima di domani Sawyer*
“Shannon senti, non voglio sembrarti…”
“Cosa Sayid? Cosa non vuoi sembrarmi? Iperprotettivo? Ipocrita? Vuoi essere come mio padre? Beh sappi che io un padre ce l’ho avuto!” Dico urlando.
“Shannon, ma te hai 20 anni…” Mi dice Jack.
“Allora?!” Dico girandomi verso di lui.
“Sei strata Shannon” Urla il moretto.
“Già..” Lo appoggia il dottore.
“Io strana?!” Comincio a urlare. “Qui la gente viene ammazzata come se fossero mosche, e IO sarei strana?!”
“Shan, calmati..” Mi dice Sayid.
“Shannon, Shannon!” è Boone che mi chiama.
“Vai via!” Gli urlo senza voltarmi.
“Calmati Shannon, che è successo?!”
Mi blocco. Mi giro e gli sono davanti. “Cosa è successo?!”
“Ti ho sentito urlare…” Mi dice afferrandomi il polso.
“Tua madre, quella troia… Quella troia mi ha praticamente cancellato dalla sua vita, mi ha cacciato via da casa, e l’eredità me la posso sognare, ha intenzione di eliminare ogni cosa di mio padre!” Dico urlando tutto d’un fiato. Non ho più aria nei polmoni, il cuore mi batte a mille all’ora.
“Shanny…” La sua voce è dolce ma anche distaccata. Mi confonde sempre questo ragazzo, dai profondi occhi azzurri, dal sorriso fatale.
“Tu non puoi capire!” Dico scostandomi da lui. “Tu non puoi capire… Non puoi capire…” Dico con quel poco di voce che avevo, le ginocchia mi cedono cado a terra sul verde prato. Con le mani afferro dei ciuffetti di erba e comincio a strapparli. Le lacrime ormai scendono da sole, come di norma in questi ultimi 3 giorni. Lui si è seduto vicino a me. Non parla mi guarda. Come è facile per lui la vita, a lui non gli è morto il padre, e nessuno lo ha buttato via di casa.
“Tutto si risolcerà” Le uniche parole che ha detto, prima di tornare di là. Si risolverà come? Mio padre non c’è, mia madre mi ha lasciato 10 anni fa, di lei non ho praticamente ricordi. E ora? Quella puttana vuole togliermi anche i ricordi di mio padre?
“Io torno alle grotte” Dice Jack continuando a squadrarmi. Che abbia capito qualcosa? Che deve aver capito? Che qui prima o poi tutti ci lasciamo le penne? Saia mai! Da lui, una dimostrazione di tale intelligenza non credo proprio sia possibile.
“Ok” Dico inchinandomi. Per poi attaccare a ridere subito dopo che aveva girato verso le grotte.
“Ma che ti prende?!”
“Eh?!” Dico guardando Sayid.
“Shannon che hai?!” Mi chiede facendo qualche passo verso di me.
“Oh ma che stress che siete! Che mi prende? Volete sapere che mi prende? Mi prende che siamo qui chissà da quanto tempo, chissà che fine faremo, e siete tutti ipocriti, tutti preoccupati di tutti… Fate schifo Fate…”
“Ma..”
“Ohhh, niente ma… Basta basta basta… Mi avete rotto le scatole, con tutto questo finto buonismo!” Il mio tono di voce è sempre più alto.
“Shannon!” Mi sgrida Sayid.
“Oh ma che c’è? Di che hai paura? Che venga superman e che mi sgridi perché ho detto la verità?!” Dico ironica. Mamma mia qui sono sempre tutti seriosi. “Che abbiamo da perdere? La nostra vita? Beh che ben venga la fine. Non tutti hanno una vita a cui tornare usciti dall’isola. La mia vita è morta qui!” Dico alzando la voce ancora di più.
Mi dà uno schiaffo. Deciso non tanto forte, non voleva farmi male.
“Ma come cazzo ti permetti?!” Dico portando la mano destra sulla guancia.
“Dimmi che hai!” Mi dice accentuando l’h dia hai, il suo accento quando si innervosisce viene sempre fuori, lo marca sempre.
“Fottiti lurido stronzo!” Dico girandomi di spalle. Lui mi segue, mi afferra per un braccio, e cosi facendo mi cade dalla borsa il cd spezzato. Lui lo prende lo osserva a lungo. Ci sono delle tracce di eroina sia sopra che sui lati. Il sangue mi si gela nella vene, grazie a dio la Madonnina era al sicuro.
”Droga!” Dice secco.
“Uh uh… Il soldatino di piombo mi ha beccato.” Dico normalmente.
“Chi.. Chi te l’ha data? Dove l’hai presa?!” mi dice serio.
“Che ti frega a te?!”
“Mi importa Shanny…”
“Non chiamarmi Shanny! Non ne hai il diritto..”
“Charlie vero?”
“Che c’entra quel fallito?”
“è stato lui?”
“No.”
“Perché lo hai fatto?!” Mi guarda serio. I suoi occhi mi fissano, ha uno sguardo dolce, nonostante sia infuriato.
“Perché si!” Perché l’ho fatto? Perché è l’unico svago che ho.
“Devi smetterla qui…”
“No”
“Shannon è per il tuo bene…”
“Oh ma che ne volete sapere del mio bene?!”
Dico allontandomi da lui. Comincia ed essere noioso. Presumo che andrò da Sawyer, almeno con lui mi divertirò un po'.
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